9 aprile 2008

Solitudine

La solitudine è una condizione psicologica che nasce dalla mancanza di significativi rapporti interpersonali o dalla discrepanza tra le relazioni umane che un soggetto desidera avere e quelle che effettivamente ha, le quali possono essere insoddisfacenti per la loro natura, per il loro numero, o per incapacità del soggetto stesso a stabilire o a mantenere rapporti positivi e significativi con gli altri.

C'è un senso in cui la solitudine è un dato ineludibile dell'esistenza umana che non può mai uscire dal suo mondo e dal suo modo di percepire e vedere le cose; questa situazione, che la filosofia chiama solipsismo, sottolinea l'invalicabilità della coscienza personale.

C'è poi una solitudine scelta come stile di vita per favorire esperienze di senso ulteriore a quello comunemente condiviso, e una solitudine che deriva dalla percezione del mondo come ostile, negativo o indifferente e che induce a rifugiarsi presso di sé per aver tagliato i legami con tutto, l'esistenza trovandosi così nell'impossibilità di conferire altro senso a se stessa che non sia quello della prigionia nella propria individualità.

Queste tre forme di solitudine sono state descritte dalla fenomenologia come finitezza dell'esistenza, pienezza dell'esperienza e vuoto d'esperienza.

Perché questo è l'ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell'uomo - di noi e degli altri.
(C. Pavese, Saggi letterari)

Io sono una persona che sta molto sola; delle mie sedici ore di veglia quotidiane dieci almeno sono passate in solitudine. E non potendo, dopo tutto, leggere sempre, mi diverto a costruire teorie le quali, del resto, non reggono al minimo esame critico.
(G. Tomasi di Lampedusa, Letteratura inglese)

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