14 aprile 2008

L'illusione del sosia

L'illusione è una alterazione percettiva per cui la percezione non si conforma alle caratteristiche dello stimolo de­terminando una discrepanza tra mondo fisico e mondo percepito.
L'illusione va distinta dall'allucinazione che è una falsa percezione in assenza di stimoli sensoriali adeguati, per cui è detta anche «perce­zione senza oggetto».


L'illu­sione, che di per sé non è indicativa di una partico­lare patologia, è comunque più facilmente riscontra­bile in alcuni disturbi dell'affettività e in certi disor­dini mentali, come negli stati confusionali o in quelli crepuscolari.

Le caratteristiche 'affettive' delle illusioni: Jaspers: «Quando si cammina da soli attraverso un bosco, impauriti, si scambia un tronco d'albero, un masso di roccia per una forma umana. Il malato melanconico, nell'angoscia di es­sere ucciso, vede nei vestiti attaccati al muro un ca­davere pendente. Un rumore indifferente gli dà l'impressione del tintinnare e dello stridere delle ca­tene con le quali dovrà essere incatenato. Queste illusioni così mutevoli quasi sempre risultano com­prensibili in base al contenuto delle emozioni».

Illusione del sosia (sindrome di Capgras): convinzione delirante che persone o ambiente non siano veramente loro, ma sosia che, come impostori, ne assumono ruolo e comportamenti.
Le prime descrizioni di questa sindrome risalgono al 1923 ad opera dello psichiatra francese Capgras; altri AA negli anni successivi hanno descritto casi analoghi.

In precedenza il fenomeno era stato riportato da Janet (1903) e da Sérieux (1911).

Il fenomeno consiste in una "forma complicata di errata identificazione", molto più caratteristica e specifica delle consuete errate identificazioni che si verificano nella schizofrenia.
Arieti riporta un caso abbastanza tipico che considera come parte di una sindrome paranoide, ed osserva che "da un esame della letteratura si ha l'impressione che i malati descritti potrebbero essere classificati o come schizofrenici paranoidi o come stati paranoidi"; in tal senso la sindrome di Capgras potrebbe essere più propriamente chiamata sintomo di Capgras.

Secondo gli studiosi dell'antropoanalisi, nell'esperienza del paziente con la sindrome di Capgras sono in gioco tre persone: il malato, l'alter (la persona nota al paziente) e l'alius (il sosia). Il paziente sposta i suoi affetti (di solito aggressivi) sull'alius mentre all'alter è risparmiato l'odio del paziente.
La persona nota (il coniuge, il padre, la madre) viene scissa nell'alter, che non è più presente nella disponibilità sensoriale del paziente, e nell'alius, che ha preso il posto dell'alter ed è, per questo, odiato dal paziente.

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