26 marzo 2008

Sul colloquio psichiatrico

Uno degli strumenti diagnostici più importanti che il medico ha a disposizione è la capacità di condurre il colloquio con il paziente. Un colloquio condotto con attenzione permette di raccogliere i dati necessari per capire e relazionarsi con il paziente e, nel contempo, di aumentare la comprensione da parte di quest'ultimo e la sua accettazione delle indicazioni del medico.


Tutti i colloqui hanno tre principali componenti, ognuna delle quali richiede capacità particolari: la fase iniziale, il colloquio stesso e la fase conclusiva; il colloquio inoltre si svolge secondo quattro dimensioni - in­staurazione del rapporto, valutazione delle condizioni men­tali del paziente, diagnosi ed indicazioni terapeutiche .

In generale, il medico deve comunicare un at­teggiamento non critico, mostrarsi interessato, partecipe e cordiale, altrimenti è possibile che non riesca a ottenere informazioni che potrebbero rivelarsi fondamentali e che precluda al paziente l'occasione della terapia.

Molti fattori influenzano il contenuto e il processo del col­loquio. La personalità e il carattere del paziente influenzano in modo significativo le reazioni e il contesto emozionale in cui si svolge il colloquio. Il tipo di domande e le indicazioni pro­poste dipendono dalle diverse situazioni cliniche.
Lo stile, l'orientamento e l'esperienza del medico influenzano significativamente il colloquio.

Il colloquio psichiatrico ha due obiettivi principali: il riconoscimento dei determinanti psicologici del comporta­mento del paziente e la comprensione dei suoi sintomi.

E' possibile conseguire tali obiettivi utilizzando due stili di colloquio: quello intro­spettivo, o psicodinamico, e quello orientato alla valutazio­ne dei sintomi, o descrittivo. Il colloquio introspettivo tende a porre l'accento sulla scoperta e sull'interpretazione dei conflitti, delle ansie e delle difese inconsce; l'approccio orientato sulla valutazione dei sintomi da rilievo alla classifi­cazione dei disturbi e delle disfunzioni del paziente, definiti sulla base di specifiche categorie diagnostiche. Questi due tipi di approccio non si escludono a vicenda e, in realtà, pos­sono essere compatibili.

La diagnosi psichiatrica (vedi) può essere effettuata in modo più preciso indagando su dettagli quali i sintomi del soggetto, il decorso della malattia e la storia familiare, sen­za trascurare la personalità, la storia dello sviluppo e i con­flitti profondi del paziente.

Vedi anche il post sulla diagnosi psicodinamica.

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