21 marzo 2008

Le cure inutili della depressione

Nuovi studi criticano la correttezza di diagnosi e terapia dei disturbi depressivi.

"... Si fa presto a dire depressio­ne. E si fa male. Perché una cosa (seria) è la malattia che risucchia la voglia di vivere senza causa apparente. Il «male oscuro», come l'hanno chiamato. Altra cosa è il malessere, anche acuto, che si prova di fronte a una pagina a caso di quel catalogo sen­za fine intitolato «avversità della vi­ta». Confondere i piani è molto più di un problema linguistico. Può di­ventare una catastrofe clinica.



So­stiene uno studio pubblicato l'anno scorso sugli Archives of General Psy­chiatry che una persona su quattro di quelle cui è stata diagnosticata una depressione negli Stati Uniti è soltanto triste, lotta per uscire da qualche sabbia mobile esistenziale. Tra i suoi autori c'è anche Michael B. First, della Columbia University, curatore del Dsm IV, la bibbia della psichiatria.

E se non bastasse l'uso troppo disinvolto della diagnosi, an­che la terapia è oggi sotto accusa. I più popolari antidepressivi, rivela uno studio apparso a febbraio su Plos Medicine (dopo uno simile sui New England Journal of Medicine di gennaio), funzionano poco meglio di un placebo per le depressioni medio-lievi. Un segreto custodito dalle case farmaceutiche, come la ricetta dalla Coca-Cola, non ren­dendo pubblici i test con risultati scoraggianti. Ma che, una volta sve­lato oltreoceano, investe, come uno tsunami al ralenti, anche l'Italia.

Dal 2000 al 2006, secondo i dati elaborati (...) dall'istituto superiore di sanità, le prescrizioni di antidepressivi di seconda generazio­ne (gli SSRI, inibitori selettivi della ri­captazione della serotonina) sono aumentate dei 182 percento. Triplicate le depressioni in sei anni?

Il pro­fessor Silvio Garattini, il più noto far­macologo italiano, lo esclude. «Le aziende farmaceutiche» dice il diret­tore del Mario Negri «sono state molto brave nell'usare lo stesso termi­ne per situazioni diverse. Un conto è la malattia che va trattata, altro conto sono le risposte reattive ad av­venimenti negativi, come la perdita di una persona cara, un licenziamen­to o un grave problema finanziario, che si affrontano senza pillole. Cer­to, se sono tutte depressioni, le ven­dite si moltiplicano». Per lui la so­vrastima potrebbe essere anche su­periore a quella Usa. E insiste sullo studio di Plos: «Dubbi c'erano già in letteratura, ma non sono stati con­siderati...».


Fonte: Il Venerdì di Repubblica, 21.3.2008, R. Staglianò

Vedi anche i post: depressione e elettroshock e gli antidepressivi curano la depressione?
­

Nessun commento: