5 febbraio 2008

Sul termine 'Oggetto'

Il termine ' oggetto ' è ricorrente nel linguaggio psicodinamico dove è impiegato nelle accezioni di seguito elen­cate:

1. OGGETTO E PULSIONE -
A proposito della pul­sione S. Freud distingue una spinta che è la carica energetica che fa tendere l'organismo verso una meta, una fonte che è la zona somatica sede dell'eccitazione, ad esempio la bocca, una meta che è la soddisfazione della tensione pulsionale, ad esempio l'incorporazione, e un oggetto che è ciò at­traverso cui la soddisfazione si compie, ad esempio il seno. Dell'oggetto Freud dice che «è l'elemento più variabile della pulsione, non è originariamente col­legato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà di rendere possibile il soddisfaci­mento. Non è necessariamente un oggetto estraneo, ma può essere altresì una parte del corpo del sog­getto. Può venir mutato infinite volte durante le vi­cissitudini che la pulsione subisce nel corso della sua esistenza. A questo spostamento della pulsione spet­tano funzioni importantissime.
Da questa e da altre definizioni di Freud è possi­bile dedurre che l'impiego della parola «oggetto» avviene seguendo due serie contrapposte, nelle quali si raggruppano i vari significati: la prima serie distin­gue tra oggetto esterno, sia nel senso che appartenga al mondo esterno sia che si riferisca a una parte del corpo del bambino vissuta come esterna, e Oggetto interno che è la rappresentazione dell'oggetto a cui il soggetto reagisce come di fronte all'oggetto esterno da cui è derivato. La se­conda serie distingue tra oggetto parziale che è tanto una parte del corpo quanto un suo equivalente simbolico (oggetto parziale può essere anche una persona nella sua totalità, come la madre, ma visualizzata come se fosse un oggetto che esiste solo per soddisfare i propri bisogni); e oggetto totale che è la persona con cui il soggetto entra in rap­porto, percependola come altro da sé, con cui è pos­sibile instaurare una relazione psicologica.
All'oggetto parziale fanno riferimento le pulsioni parziali, ossia le pulsioni in cerca ciascuna della pro­pria soddisfazione perché ancora devono trovare un centro intorno a cui organizzarsi.

2. OGGETTO E AFFETTIVITA' -
Rientrano in questo gruppo tutti i correlati dell'amore e dell'odio che caratterizzano la relazione tra una persona totale o istanza dell'Io e un'altra persona, entità o ideale percepito come oggetto totale. Tali oggetti si incon­trano quando si è raggiunta la fase genitale, e con essi il soggetto ha un rapporto non più biologico, ma propriamente psicologico. Alla scelta oggettuale, che riconosce l'altro nella sua alterità e non solo come strumento di soddisfazione dei propri bisogni, si perviene dopo aver superato lo stadio narcisistico che assume come oggetto d'amore il proprio corpo. Questo stadio, secondo le criticabili concettualizzazioni freudiane, «con­siste nel fatto che l'individuo nel corso del suo svi­luppo, mentre unifica le pulsioni sessuali già agenti autoeroticamente al fine di procurarsi un oggetto d'amore, assume anzitutto sé stesso, vale a dire il proprio corpo come oggetto d'amore, prima di pas­sare alla scelta oggettuale di una persona estranea» (Freud, 1910).

3. OGGETTO E CONOSCENZA -
C'è infine una terza connotazione della parola oggetto, relativa alla psi­cologia della conoscenza, che si riferisce a ciò che si offre con caratteri fissi e permanenti, e quindi tale da poter essere riconosciuto da tutti, indipendente­mente da pulsioni, desideri e opinioni individuali. L'aggettivo corrispondente all'oggetto della cono­scenza è oggettivo, mentre l'aggettivo corrispon­dente all'oggetto dell'affettività è oggettuale, per cui si parla di «conoscenza oggettiva» e di «scelta oggettuale» per i correlati dell'affet­tività.

4. LA RELAZIONE OGGETTUALE -
Dopo Freud la psicoanalisi e la psicoterapia dinamica hanno preferito al termine «oggetto» l'e­spressione «relazione oggettuale» volendo sottoli­neare l'originarietà della relazione rispetto all'indi­viduo considerato nel suo isolamento. La relazione è propriamente un'interrelazione, nel senso che non si limita a indicare il modo con cui il soggetto costitui­sce i suoi oggetti, ma anche il modo in cui questi agiscono su di lui.

5. LA SCISSIONE DELL'OGGETTO
Concetto intro­dotto dalla Klein secondo la quale l'oggetto verso cui convergono le pulsioni erotiche e distruttive è scisso in oggetto «buono» e in oggetto «cattivo» che subiscono destini diversi nel gioco delle proiezioni e delle introiezioni. La scissione sarebbe un primitivo mec­canismo di difesa contro l'angoscia e si ri­ferisce nella cosiddetta posizione schizoparanoidea a oggetti parziali, e in quella cosiddetta depressiva all'oggetto totale. Secondo le concettualizzazioni kleiniane per effetto dell'introiezione degli oggetti, anche l'Io viene scisso in «buono» e «cattivo».

6. OGGETTO TRANSIZIONALE -
Termine introdotto da Winnicott (vedi) per indicare un oggetto mate­riale, come può essere un lembo della coperta o un pupazzo, che il bambino, tra i quattro e i dodici mesi, tiene presso di sé per addormentarsi. È un fenomeno normale che consente al bambino di passare dalla prima relazione con la madre alla relazione ogget­tuale. L'oggetto transizionale, pur costituendo un momento di passaggio verso la percezione di un og­getto nettamente separato dal soggetto, non perde la sua funzione nel periodo successivo, dove riappare specialmente in occasione di fasi depressive. Se­condo Winnicott, l'oggetto transizionale appartiene a quel campo intermedio dell'esperienza che è il campo dell'illusione i cui contenuti non sono ri­conducibili né alla realtà interna, né alla realtà esterna. Essa costituisce la parte più importante del­l'esperienza del bambino e il suo protrarsi nell'età adulta è alla base della successiva vita immaginativa.

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