21 febbraio 2008

Elettroshock per la depressione?

Sul 'Quotidiano Nazionale' di oggi 21 febbraio 2008 la notizia che un gruppo di psichiatri , riuniti in occasione del Congresso della Società Italiana di Psicopatologia (SOPSI) a Roma in questi giorni, propone il ripristino dell'elettroshock (terapia elettroconvulsivante) per la cura della depressione.


L'elettroshock dunque per dare una risposta a quei pa­zienti che soffrono di gravi forme di de­pressione, con tendenza a comportamenti estre­mi, refrattari alle cure farmacologiche. Con una petizione al ministero della Salute, alcune deci­ne di specialisti hanno infatti sollecitato la creazione di sedi in tutte le regioni («almeno un servizio per ogni milione di abitanti») per la cosiddetta tera­pia elettroconvulsivante.

La cura fu concepita come rimedio empirico ne­gli anni '30 in Italia: consisteva nell'applicare scariche elettriche nel cervello per 'sbloccare' i malati di mente che mostravano comportamen­ti catatonici di natura psicotica o depressiva grave. Pratica 'terapeutica' pressochè totalmente abbandonata in occasione dell'introduzione delle terapie farmacologiche, e nonostante la pessima reputazione di cui gode, la pratica dell'elettroshock viene periodicamente riproposta.

In questi giorni a Roma si discu­te tra l'altro - naturalmente - dell'esigenza di individuare nuove generazioni di farmaci e di capire perché la patologia psichiatrica è in aumento nella popolazione.

Tra i sostenitori di queste cure lo psichiatra Alessandro Rossi dell'univer­sità dell'Aquila ed il professor Giovan Battista Cassano di Pisa: «E' a volte di importanza fonda­mentale - dice Cassano a proposito dell'elettroshock - poiché ci sono casi che rispondono solo a tale terapia».

In realtà, la terapia elettroconvulsivante non ha mai avuto alcuna validazione scientifica; continua ad essere un metodo empirico proposto come 'extrema ratio' laddove i presidi terapeutici usualmente utilizzati in psichiatria biologica (i farmaci) mostrano tutti i loro limiti. La patologia psichiatrica è in aumento nella popolazione presumibilmente per una infinità di motivi, non ultimo l'evidente inefficacia curativa dell'approccio farmacologico. (leggi anche il post: efficacia dell'elettroshock)

Questa ennesima proposta di ripristinare la terapia con elettroshock rende solo evidente la condizione di grave inadeguatezza della psichiatria biologica ed organicista (e del modello biologico della malattia mentale) nei confronti della sofferenza psichica; in realtà, l'elettroshock si è sempre usato davvero poco perchè serve davvero a poco, e non è chiaro come potrebbe essere maggiormente utile se venisse usato di più.

fonte: quotidiano nazionale 21 febbraio 2008

francesco giubbolini, psichiatra - siena
fgiubbolini@gmail.com

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