26 dicembre 2008

Arte e Psiche


Centro Culturale ArtCamera in collaborazione con L'Assessorato alla Cultura della Provincia di Arezzo, con il Patrocinio del Comune di Arezzo presentano

Arte e Psiche

Iconografie immaginarie e dissertazioni poetiche dell'inconscio

Mostra di Arte a cura di Rita Carioti

opere di
Rita Carioti - Laura Cirinei
Andrea Gasparro - Chiara Greci
Tommaso Musarra - Alessandro Marrone
Fabio Nucci - Giacomo Piazzesi
Sergio Poddighe - Andrea Roggi - Laura Serafini
Paolo Tranchina - Francesco Verdi

riflessioni poetiche di
Patrizia Buracchi - Vincenzo Enrico - Patrizia Fazzi

27 Dicembre 2008 - 24 Gennaio 2009
Atrio D'Onore del Palazzo della Provincia
Via Ricasoli, 44 - 46 -Arezzo
dal lunedì al venerdì - 10.30 - 12.30 - 16.30 - 19.00
sabato e domenica 10.30 - 13.00 / 16.00 - 20.00

Inaugurazione
Sabato 27 Dicembre 2008 - ore 16.30
con interventi nel Seminario introduttivo

23 dicembre 2008

Psicoterapia di gruppo


"... Certe persone non vanno mai via.

Ti restano appiccicate addosso, ti penetrano nell'anima.

Aprono varchi di luce, accolgono la tua ombra, ti accarezzano quando tenti di vivere.

Non voglio liberarmi di certi amori...


Altre sono state soltanto sassi raccolti.

E sono tornate a lastricare le strade."


siena, 23 dicembre 2008

la psicoterapia di gruppo

19 dicembre 2008

Psicosomatica News


Patologia neoplastica e psicoterapia

Sorprendenti i risultati di uno studio italiano appena concluso: dopo l'asportazione di un tumore al seno, 227 donne sono state suddivise in due gruppi che hanno ricevuto la stessa terapia, ma uno dei due gruppi aveva anche un sostegno di tipo psicologico. Dopo undici anni, sia il rischio di ripresa della malattia, sia la mortalità per tumore erano diminuite di circa la metà nelle donne che avevano ricevuto il supporto psicologico. Ne dà notizia un articolo del settimanale Salute del Corriere della Sera.

«L'attenzione per l'individuo nel suo complesso - scrive il settimanale Salute - per il suo benessere psicofisico sembra riflettersi positivamente anche sulle terapie, con un effetto che potrebbe andare al di là della migliori aspettative».

fonte: Salute, Corriere della Sera, dicembre 2008



Stili di vita, stress e malattie cardiovascolari

Il legame fra lo stress psicologico ed il rischio cardiovascolare può essere in larga parte spiegato dal comportamento individuale, con elementi quali il fumo ed il livello di attività fisica: il trattamento dello stress psicologico in sé potrebbe dunque non essere il miglior approccio per la riduzione del rischio cardiovascolare.

Se lo scopo è quello di trattare le patologie mentali onde ridurre il rischio cardiovascolare, è necessario adottare un approccio alquanto ampio, e non limitarsi alle componenti psicologiche: è necessario tenere conto anche dei fattori di rischio comportamentali, con particolare enfasi sull'attività fisica e sulla cessazione del fumo.

Il trattamento delle malattie psicologiche, comunque, è un'area di considerevole interesse nella cardiologia clinica e nella ricerca inerente: vi sono di certo fattori psicosociali implicati nelle cardiopatie, ed i soggetti "stressati" o "depressi" presentano un aumento del 50 percento del rischio di malattie cardiovascolari rispetto alle loro controparti libere da elementi stressanti a livello psicosociale.

Sono però meno chiari i fattori intermedi che spiegherebbero l'associazione in oggetto: la comprensione dei vari processi comportamentali e fisiopatologici che connettono lo stress psicologico alle malattie cardiovascolari sarebbe utile per potenziali interventi.

(J Am Coll Cardiol 2008; 52: 2156-62 e 2163-4)


Patologie psichiatriche ed asma

Le malattie mentali aumentano la possibilità di soffrire di asma e tanto più gravi sono le affezioni della mente tanto più grave può essere anche l'asma di cui si soffre: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Brown University di Providence e pubblicato sulla rivista Chest.

I ricercatori hanno revisionato i dati relativi a 355000 soggetti, selezionati per uno studio di sorveglianza nel 2006, arrivando a evidenziare come l'asma colpisce il 6,2% delle persone del campione studiato senza problemi mentali, l'8,7% dei soggetti studiati con storia di malattie mentali da 1-7 anni e il 21,6% dei soggetti studiati con storia di malattie mentali da almeno 22 anni.

Quello che ci si chiede è se l'asma e le malattie mentali siano due problematiche comuni e quindi rintracciabili, in concomitanza casualmente, in una larga fetta di popolazione o se le due condizioni patologiche si influenzano fra loro per cui la presenza dell'una comporta anche la presenza dell'altra.

link (in questro sito):

psicosomatica
sommario di psicosomatica

Male di miele sull'anoressia mentale


Selezioni sul web per il lungometraggio "Male di miele" del regista Marco Pozzi. Un film sull'anoressia, malattia che il regista vuol far conoscere al grande pubblico. La storia parla di un'adolescente, Sara, che vive in una famiglia medio-borghese e che a scuola è la più brava. Improvvisamente, però, qualcosa si incrina. Prima una dieta ferrea, poi il rifiuto del cibo e, infine, l'anoressia.

Per scegliere i protagonisti, il regista si è affidato ai social network Facebook e My Space, grazie ai quali gli aspiranti attori si sono potuti iscrivere alle selezioni.

Pozzi, che si è avvalso della collaborazione dell'Associazione per l'Anoressia e la Bulimia (Aba), ha spiegato al Corriere.it: "Abbiamo seguito alcune sedute di psicoterapia sia nella sede di Torino, che in quelle di Milano e anche al Niguarda. La protagonista nel corso della lavorazione dovrà dimagrire di tre chili, ma sarà seguita da una nutrizionista. Se dovessi accorgermi che una candidata, anche perfetta per il ruolo, potrebbe ammalarsi, non la farei recitare".

"Io non avrò un occhio voyeuristico - ha detto Pozzi - non andrò a guardare l'osso, ma farò vedere allo spettatore come sta chi si ammala, che cosa pensa, come si sente".

La lavorazione del film inizierà ad aprile.

fonte: corriere.it 19 dicembre 2008

link nel sito:
anoressia
anoressia maschile
bulimia

18 dicembre 2008

Cinema e psicoanalisi, Napoli Aprile 2009


Prima edizione del concorso rivolto ai filmaker italiani e stranieri "I corti sul lettino. Cinema e psicoanalisi".

L'intento della manifestazione cinematografica è di valorizzare, promuovere e divulgare il cortometraggio come forma espressiva e di sviluppare le potenzialità dei linguaggi artistici dei nuovi media; rispondere alle esigenze di crescita culturale dei giovani registi emergenti e dare a tutti i filmaker di talento la maggiore visibilità possibile.

Proiezioni di film e l'incontro con registi, attori e critici cinematografici faranno da cornice all'evento organizzato con l'egida della Sezione "Arte, cinema e spettacolo" della Società Italiana di Psichiatria ed in collaborazione con il festival cinematografico accordi @ DISACCORDI .
L'evento si svolgerà dal 17 al 18 Aprile 2009 presso il Penguin Cafè di Via Santa Lucia 88 - Napoli e prevede la proiezione del maggior numero possibile dei cortometraggi inviati.
Il termine ultimo per presentare i cortometraggi è il 31 marzo 2009. La partecipazione è gratuita.

Info e regolamento scaricabili sul sito www.cinemaepsicoanalisi.com

link:
cinema e psichiatria (in questo sito)

6 novembre 2008

Sito di psichiatria



Sito di informazione scientifica, consultazione ed aggiornamento in merito a clinica, psicopatologia e terapia dei disturbi di natura mentale. Il sito è rivolto a medici, psichiatri, psicologi, studenti e specializzandi ed anche a tutti coloro che sono interessati da un punto di vista personale agli argomenti trattati.

Argomenti

Disturbi di personalità

Disturbo Ossessivo

Disturbo bipolare

Depressione - Depressione Maggiore - Distimia - Depressione 'Bipolare' - Terapia della depressione

Disturbi d'Ansia - Disturbo di Panico - Attacchi di Panico - Agorafobia - Fobia Specifica - Fobia Sociale

Medicina psicosomatica - Malattie psicosomatiche

Disturbi del comportamento alimentare - Anoressia - Bulimia

Disturbi del sonno

psichiatria nel web, 15 novembre 2008

31 ottobre 2008

Politica e psicopatologia

0 - Scissioni (politiche e mentali)

La scissione, nelle teorie psicodinamiche, è un meccanismo di difesa che consiste nella "separazione" netta di qualità contraddittorie (o ritenute tali) ma conviventi dell'Io o dell'oggetto. È un meccanismo di difesa primitivo, proprio dei primi mesi di vita, che nell'adulto può presentarsi in varie forme di psicosi.

... Alla base della scissione sta un meccanismo arcaico che tende a non tollerare la componente contraddittoria della (propria, n.d.r.) realtà affettiva...

Trattandosi di un meccanismo di difesa arcaico, che nasce in senso evolutivo, la scissione può presentare (in alcuni casi e con un impiego massiccio e rigido) aspetti fortemente maladattivi.

(la definizione e' tratta da wikipedia)



"... Fausto Bertinotti, già segretario della Federazione operai tessili, già segretario della Cgil Piemonte, per 2 anni presidente della Camera e tuttora presidente della Fondazione Camera dei Deputati, già segretario di Rifondazione Comunista per 13 anni, già deputato per quattro legislature, già ospite dello yacht di Vittorio Cecchi Gori per le vacanze estive a Salina con Valeria Marini (con la quale la sua signora Lella ha rivelato di scambiarsi le mutande), già primatista mondiale delle ospitate a Porta a Porta nel salotto dell’amico Bruno, già ospite fisso del salotto della signora Maria Angiolillo, già protagonista della caduta del governo Prodi I (in nome della leggendaria battaglia sulle 35 ore) e coprotagonista della caduta del Prodi II, dunque due volte corresponsabile e del ritorno di Al Tappone a Palazzo Chigi, omaggiato dal Cainano con diversi orologi del Milan e molti complimenti per le squisite maniere, già protagonista della disfatta della sinistra ridotta ai minimi storici alle ultime elezioni (memorabile la conferenza stampa-funerale convocata all’Hard Rock Cafè di Via Veneto in Roma, affollatissimo di operai delle presse), già teorizzatore dell’abolizione della proprietà privata, già seguace dello psicoguru Massimo Fagioli, già titolare del quarto più alto reddito di Montecitorio con 213.195 euro nel 2006, ha scritto che Romano Prodi – cioè l’unico esponente del centrosinistra che sia riuscito a battere Berlusconi due volte su due, nonostante Bertinotti - è «uno spregiudicato uomo di potere», simbolo dello «smacco complessivo del centrosinistra».
"

(dal blog di marco travaglio: voglio scendere)


1- Revisionismo ignorante e disinformato

La campagna 2009 per la "riforma della legge Basaglia sulla Psichiatria" è aperta. Iniziano i senatori del Pdl, Antonio Gentile e Maria Burani Procaccini: "A distanza di 30 anni, la riforma è quanto mai opportuna. Basta con l'ideologia". Forti delle proposte di "docenti universitari milanesi", confortati dalle cifre dell'immancabile docente di Pisa, Giovanni Battista Cassano (20% di italiani affetti da ansia, panico, ipocondria, depressione, disturbo ossessivo ), i senatori pensano a "servizi dedicati" e alla revisione del Trattamento sanitario obbligatorio (Tso).

In contemporanea su "Libero", due pagine dal titolo "Vittime della legge Basaglia: psichiatri da legare", raccontano una drammatica storia familiare triestina (la città di Basaglia), accusando i Servizi pubblici di "abbandono di malati" e di aver "rinchiuso" 3 volte con Tso, una madre che protestava per la figlia schizofrenica. Commento dello psicologo Luigi De Marchi: "La 180, una legge criminale e criminogena che ha trasformato in un viaggio trentennale nell'angoscia la vita dei familiari".


Il quotidiano è stato denunciato da Peppe Dell'Acqua, direttore dei Servizi triestini, per le "falsità" scritte.

(l'usuale revisionismo ignorante e disinformato - oppure in mala fede - che via via si ripropone a proposito dell'assistenza psichiatrica in Italia)

fonte: repubblica salute 30 gennaio 2009




2- Solidarietà e diritti umani

Il gruppo della Lega, all'interno del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, riapre il dibattito sull'assistenza medica gratuita e incondizionata per i clandestini e propone di limitarla ai casi di estrema urgenza. Non solo, chiede ai medici l'obbligo di denunciare i clandestini alle forze dell'ordine.
La Asl di Pordenone invita tutte le strutture pubbliche della Regione a continuare nei programmi di assistenza e cura degli immigrati irregolari avviati dalla giunta di centrosinistra che ha governato il Friuli fino alle scorse elezioni.
fonte: Corriere della Sera, 8 gennaio 2009

Aggiornamenti, 3 febbraio 2009

Camici bianchi con le fiaccole davanti alla Camera dei deputati contro la proposta della Lega di dare la possibilità ai medici del pronto soccorso di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini. L'obbligo di non segnalare, introdotto dalla Turco-Napolitano e poi confermato dalla Bossi-Fini, ora cadrebbe con il decreto Maroni sulla sicurezza: domani mattina, l'emendamento verrà illustrato al Senato dal medico rianimatore della Lega Fabio Rizzi e, salvo sorprese, dovrebbe essere votato dal Pdl nonostante le proteste che partono dal mondo cattolico (Acli, comunità di Sant'Egidio, comunità Giovanni XXIII, centro Astalli) e le barricate in Aula annunciate da Livia Turco del Pd e dall'Idv. Ne dà notizia il Corriere della Sera.

«Non capisco l'indignazione del mondo cattolico - spiega il presidente della prima commissione, Carlo Vizzini (Pdl) - che è anche il relatore del provvedimento: perché noi aboliamo il divieto, ma non introduciamo l'obbligo di denunciare. Diamo al medico la possibilità di segnalare una situazione di clandestinità, se lo riterrà utile».

«L'effetto collaterale - osserva Kostas Moschochoritis di Medici senza frontiere - a parte la fuga dei sans papiers dalle strutture sanitarie, sarà quello di generare paura e diffidenza tra gli immigrati con conseguenze per la loro salute e per la salute pubblica».

«Il professor Stefano Rodotà - scrive il Corriere della Sera - ex garante della privacy, parla di emendamento intollerabile che "favorirà la nascita di circuiti medici paralleli". Marco Impagliazzo, il presidente della comunità di Sant'Egidio, osserva che le norme inutili e dannose del ddl Maroni arrivano in un momento in cui "il clima di xenofobia deriva in parte dalla campagna volta a individuare gli immigrati come capro espiatorio della crisi: come nel '29, quando il bersaglio erano gli ebrei"».





3 - La violenza delle parole

“Forse potranno trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio – ha detto Mons. Rino Fisichella ai microfoni della Radio Vaticana –. Nella sostanza, però, rimane un fatto del tutto grave, un fatto del tutto estraneo alla cultura del popolo italiano e un fatto di una gravità assoluta per quanto riguarda un attentato alla vita”.
“Ciò cui saremo costretti ad assistere è che, ancora una volta, ad una vita umana, ad una vita personale, ad una ragazza di 37 anni - come fu nel passato per Terry Schiavo, negli Stati Uniti, così oggi in Italia - verrà tolto il nutrimento e verrà tolta l’idratazione”.
Questo provvedimento, ha continuato, verrà applicato “ad una persona viva, non attaccata a nessuna macchina, ad una persona che respira autonomamente, ad una ragazza che si sveglia e si addormenta, ad una ragazza che percepisce anche”.
“Perché questo è ugualmente da ribadire: lei percepisce delle sensazioni – ha sottolineato mons. Fisichella –. Le verrà tolta l’acqua e le verrà tolto il nutrimento, condannandola certamente ad una morte di grave sofferenza e di stenti”.

(Menzogne e 'pietas' di Monsignor Fisichella, a proposito di Eluana Englaro)



4 - Il motto di spirito

Silvio Berlusconi definisce Barack Obama “bello e abbronzato. (Venerdì 7 Novembre 2008)

Il motto di spirito (e la sua relazione con l'inconscio) è un saggio di Sigmund Freud pubblicato nel 1905. Per Freud il motto di spirito utilizza gli stessi meccanismi d'espressione del sogno, l'impiego duplice dello stesso materiale verbale (una singola espressione puo' esprimere cose diverse) e il doppio senso.
In conseguenza di questi processi si ha la liberazione dei contenuti presenti nel nostro inconscio e lo sprigionamento dell'energia psichica che prima li bloccava (censura).
Nei motti di spirito, la psicoanalisi distingue uno 'spirito licenzioso' e uno 'spirito aggressivo': nel primo caso abbiamo la barzelletta a sfondo sessuale, nel secondo lo sblocco dell'aggressività avviene invece attraverso un travestimento umoristico che consente di colpire l'avversario, senza tuttavia dare l'impressione di un attacco diretto.



5 - Insalata di parole


14 ottobre 2008: la Camera ha approvato una mozione dell’onorevole Cota, Lega Nord, di cui si può leggere una sintesi qui di seguito:

Onorevole Cota: “Date le premesse:

1) L'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;

2) Il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela, quindi, un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica» a causa dei rallentamenti degli insegnamenti dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;

3) Tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;

4) La Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento;

5) La scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione... "



6 - Omofobia (trasversale, con sfumature)

Rocco Buttiglione UDC - La commissione libertà pubbliche e sicurezza del Parlamento europeo ha bocciato oggi due risoluzioni che riguardavo il neocommissario Ue indicato dal goerno italiano. Nella prima è stata respinta dai deputati del centrosinistra la risoluzione che accoglieva la sua candidatura quale commissario a giustizia, libertà e sicurezza. Poi, in un successivo voto, è stato il centrodestra a respingere, considerandola "disonorevole", la risoluzione che proponeva di confermarlo vicepresidente, ma di cambiarne il portafoglio.
La bocciatura nasce dalle dichiarazioni dei giorni scorsi dell'ex ministro del governo italiano davanti all'assemblea di Strasburgo. Parole con le quali Buttiglione aveva definito, per esempio, "un peccato" l'omosessualità, anche se ciò - aveva specificato - non può portare "a nessun tipo di discriminazione". Dichiarazioni che erano state definite illiberali e discriminatorie da molti membri del Parlamento europeo.
(11 ottobre 2004)

Gentilini, Lega Nord - C'è bisogno di iniziare una "pulizia etnica contro i culattoni". Con queste parole durissime Giancarlo Gentilini, prosindaco leghista di Treviso, ha dichiarato guerra agli omosessuali. Colpevoli, a suo dire, di aver trasformato il parcheggio di via dell'Ospedale in un luogo di incontro dove si consumano rapporti sessuali, suscitando le proteste degli abitanti della zona. "Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni - ha detto ai microfoni di Rete Veneta l'ex sindaco sceriffo della Lega, riportano oggi i quotidiani locali - Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni e simili".
(9 agosto 2007)

Binetti, PD - ''Le tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che puo' risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio di pedofilia''. E da questa affermazione della senatrice Teodem Paola Binetti in un'intervista al ''Corriere della Sera'', che e' scaturita, invece, una vera e propria bufera politica.
(31 ottobre 2008)




7 - Inconscio

Domanda
: Penso ci sia da inorridire nel leggere la lucida, cinica intervista rilascia­ta da Francesco Cossiga al Quotidiano Nazionale (leggi tutta l'intervista a fine articolo) sulla strategia "milita­re" da adottare per reprimere sul nascere le manifestazioni di dissen­so. È assurdo chiedere alle forze democratiche di intraprendere una iniziativa affinché gli possa essere tolto lo status di Senatore a vita?

Risposta: Credo si possa dire serenamente che Cossiga non sta bene. Lo dimostra dicendo nell'intervista che Maroni dovrebbe fare "quello che feci io, infiltrare il movimento con agenti provocatori, lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città" per poi "massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale: non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiandoli a sangue insieme ai docenti che li fomentano". Quello che mi sembra interessante è il significato profondo di questo delirio gonfio di angoscia e di sensi di colpa. Non dimentichiamo che Cossiga era Ministro degli Interni al tempo del sequestro Moro e l'esecutore inconsapevole di quel gioco di disattenzioni e di crudeltà (di cui probabilmente lui non si rese conto fino in fondo) ricostruito da Leonardo Sciascia (L'Affaire Moro, Sellerio) che costò la vita al suo collega ed amico. L'inconscio esiste, Freud aveva ragione. Cossiga è un essere umano fragile e spaventato, gli errori (orrori) di un tempo terribile continuano probabilente a perseguitarlo.

fonte: Dialoghi, di Luigi Cancrini, Unità 31 ottobre 2008

L'intervista a Cossiga

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».

Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?

«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».

Quale incendio?

«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E' dunque possibile che la storia si ripeta?

«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

[Fonte: Intervista di Andrea Cangini per «Quotidiano nazionale»]



8 - Identificazione proiettiva

La dizione 'identificazione proiettiva' riconduce ad un concetto riferibile ad un meccanismo che fa parte dei mezzi attraverso i quali l'Io lotta contro la sua conflittualità interiore: per combattere l'angoscia si utilizzano metodi di espulsione.
L’identificazione proiettiva è costituita dalla tendenza profonda a indurre nell’altro atteggiamenti o reazioni dovute alle proiezioni delle parti scisse del Sé, prevalentemente
negative e aggressive, e poi a controllare l’altro che si suppone funzioni sotto il dominio di queste proiezioni.

da diverse fonti di stampa e dal web:

Berlusconi al tedesco Schulz: «Kapò»
Il leader italiano ha risposto così alle critiche del deputato tedesco dell'SPD su conflitto di interessi e giustizia.
«Siete turisti della democrazia». «Lei può fare la parte del kapò in un film sui nazisti».
«Consiglio a molti dei miei critici qui in quest' Aula - ha detto Berlusconi - di venire in Italia e di guardare la televisione per capire come ci sia pluralismo», definendo alcuni parlamentari della sinistra «turisti della democrazia».

Tutta questa querelle sui “brogli” che Berlusconi ha messo in piedi a tre giorni dal voto, è un’ulteriore raffigurazione plastica e vivente di un meccanismo psicopatologico conosciuto e studiato dagli psicoanalisti di tutto il mondo. Esso consiste nello staccare da sé parti, emozioni, affetti, che non si desidera vedere e vivere in se stessi, e attribuirli ad un altro da sé trattato come contenitore o nei casi peggiori come gabinetto in cui buttare tali elementi propri, espulsi e indesiderati. In questo senso Berlusconi è lui stesso il vero ‘broglio’.

"I pubblici ministeri dovrebbero essere sottoposti periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale". L'idea non è nuova: era già stata scritta nero su bianco nella riforma dell'ordinamento giudiziario targata Cdl.

Silvio Berlusconi dopo aver approvato in Consiglio dei ministri una legge che lo mette al riparo per la durata della legislatura da ogni processo e aver avviato un disegno di legge che congela centomila processi per un anno per evitare la conclusione del processo Mills a suo carico: "È certo però che profonderemo ogni sforzo perché l'interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti."


News depressione

Disoccupazione e depressione

Il lavoro logora chi non ce l'ha
Una ricerca su dieci lavoratori rivela un profondo disagio
di Luca Sancini

La cassa integrazione nuoce gravemente alla salute (dei lavoratori). Lo denuncia un´indagine a cura di Vito Totire, medico del lavoro e psichiatra, basato sulla testimonianza di dieci lavoratori delle Fonderie Sabiem, a casa a zero ore dal novembre del 2007.
Tutti hanno problemi a riposare la notte, il 50% soffre di disturbi cardiovascolari e alla domanda «parleresti con uno psicologo della tua situazione attuale?» in nove dicono di sì. «Non è una novità il disagio per chi resta a casa dal lavoro - dice Totire - ma questa fotografia ci conferma quanto alta sia l´incidenza del danno anche sui rapporti sociali, sull´identità sociale perduta, non solo quindi il problema di avere meno soldi in busta paga».
E´ il campione di un disagio che potrebbe colpire nei prossimi mesi migliaia di lavoratori.
La Sabiem è stata un´azienda leader; una ricchezza umana e sociale che ora cerca negli psicofarmaci un «aiutino» per far passare il magone e le preoccupazioni per il futuro. Secondo il report 8 su 10 li assumono: tre fanno uso di antidepressivi, quattro utilizzano ansiolitici e uno fa uso stabile di un farmaco antipsicotico.
Arrivano anche i disturbi alimentari: chi mangia troppo e chi troppo poco. E alla domanda sullo stato d´animo la risposta univoca è: rabbia.



Per curare i casi gravi di depressione che spesso conducono a tentativi di suicidio e autolesionismo, o ancora che nei soggetti colpiti portano a sviluppare atteggiamenti pericolosi e violenti per gli altri, si ricorre e si è soprattutto fatto ricorso in passato, in certi pazienti, all’uso dell’elettroshock. Tuttavia, una pratica meno invasiva delle scosse elettriche è in corso di sperimentazione in Australia e si basa sull’utilizzo dei campi magnetici. A mettere appunto la nuova tecnica un gruppo di scienziati afferenti al Centro di ricerca psichiatrica dell’ospedale Alfred di Melbourne che hanno brevettato un nuovo macchinario, che induce lo stesso tipo di attacchi suscitati dalla terapia elettroconvulsivante, o Tec, sfruttando però i campi magnetici, che presentano il vantaggio di avere meno effetti collaterali ed essere quindi meno dannosi per l’organismo.

link (in questo sito): depressione e elettroshock

[Fonte : ANSA dicembre 2008]




Contagiati dalla felicità

Oggi è uscito, sul British Medical Journal uno studio longitudinale su quasi 5.000 soggetti seguiti per oltre 20 anni in modo indiretto (ovvero attraverso le loro cartelle cliniche che contengono anche una valutazione psicologica periodica con scale per la depressione). Obiettivo: scoprire se la felicità può diffondersi da persona a persona e, soprattutto, come si formano i cluster di persone felici.
Gli studi sulla felicità, dicono gli autori, si sono finora concentrati sugli aspetti socioeconomici e genetici, ma non sugli aspetti relazionali. Inoltre diverse ricerche hanno dimostrato che le emozioni sono contagiose, ma nessuno si è chiesto se esiste un “network della felicità”, ovvero se questa emozione (e il suo inverso, ovvero l’infelicità) si possono trasmettere anche in modo indiretto (per esempio se la mia felicità può contagiare l’amico di un mio amico).

Le conclusioni sono curiose e, soprattutto, importanti anche dal punto di vista sociale, perché affermano che la felicità è un’emozione che si distribuisce.
Quindi un determinante chiave della nostra felicità è la felicità di chi ci sta vicino. Gli stati emotivi si trasferirebbero da un individuo all’altro attraverso la mimica, specie quella facciale. In gioco ci sono i soliti neuroni specchio, non a caso coinvolti nelle percezioni delle emozioni degli altri veicolate attraverso il movimento .

Straordinario è il fatto che la felicità non è solo funzione dell’esperienza individuale o delle nostre scelte, ma è una proprietà del gruppo.
(5 dicembre 2008, fonte: espresso)



FARMACI PER POCHI

Nelle strutture sanitarie pubbliche dei paesi poveri ci sono pochi medicinali. In quelle private, i farmaci ci sono ma a un prezzo proibitivo. Il gruppo Essential medicines and pharmaceutical policies dell'Oms ha esaminato l'accesso a 15 farmaci essenziali in 36 paesi a basso e medio reddito. I medicinali presi in considerazione sono: antibiotici, antivirali, antidepressivi, e farmaci per l'asma, il diabete, l'ipertensione e la gastrite.Nel settore pubblico la disponibilità di questi farmaci oscilla tra il 29,4 per cento e il 54,4 per cento, spiegano i ricercatori su The Lancet. Spesso i pazienti sono obbligati a rivolgersi al privato, dove i medicinali hanno un prezzo 20 volte superiore alle medie internazionali per i farmaci di marca e dalle 9 alle 25 volte superiore per i farmaci generici. A incidere sul prezzo sono i passaggi della distribuzione, dal grossista al venditore, e le tasse.Considerato che in questi paesi il 90 per cento della popolazione deve pagare di tasca propria le medicine, le terapie per malattie croniche e acute diventano inaccessibili. "Bisogna sviluppare delle strategie per allargare l'accesso a basso costo ai farmaci essenziali", commenta la rivista medica. Alcune strategie possibili: incoraggiare l'uso dei generici, abolire le tasse sui farmaci e controllare più spesso l'andamento dei prezzi delle medicine.

( Fonte: Internazionale)



Fibromialgia e depressione

Si chiama fibriomialgia, ma si legge dolori alla schiena, ai muscoli, colite, stanchezza, disturbi alla memoria e al sonno e, in un caso su quattro, depressione. La malattia colpisce due milioni di italiani e nove volte su dieci le vittime sono donne over-35.
Chi ne soffre è spesso costretto a odissee e pellegrinaggi da un medico all’altro con il rischio di essere scambiato per un malato immaginario fino alla diagnosi che, in media, arriva dopo sette anni.
La malattia si manifesta attraverso un dolore muscolare cronico e diffuso, che colpisce principalmente la colonna vertebrale, le gambe e le braccia. Il dolore è accompagnato, frequentemente, da sbalzi di umore, disturbi del sonno e astenia. Il 50% dei pazienti lamenta dolori in tutto il corpo, che inevitabilmente portano una stanchezza cronica che influisce sulla vita quotidiana e sui ritmi di lavoro. A questo si aggiunge la sensazione di confusione (a causa della mancanza di riposo) ed un relativo calo delle forze.
La patologia si manifesta a fasi alterne, con periodi di assenza totale e periodi di ricomparsa e intensificazione del dolore e i sintomi generali possono essere acuiti da condizioni di vita particolari, come lo stress, un ambiente domestico umido e cure mediche non mirate.
Cause e terapie sono ancora sconosciute e restano al vaglio della scienza. È probabile che il responsabile sia un ‘cortocircuito neurologico’ che abbatte la soglia di percezione del dolore, per questo l’unica terapia ad oggi consigliata è quella basata sugli antidolorifici e su un supporto psicologico con psicoterapie e antidepressivi.
Conoscere la fibromialgia e distinguerne i sintomi è un passo avanti verso la comprensione della patologia e il sostegno per i pazienti. Per questo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA) ha realizzato un opuscolo informativo che può essere scaricato dal sito www.ondaosservatorio.it.



Disturbi Depressivi (3 dicembre 2008)

Xagena Salute: Gli studi clinici hanno indicato che il 30-50% dei pazienti depressi presentano un risultato non-ottimale con la terapia antidepressiva. >>

Sani Help: Soffrire di depressione incrementa il rischio di morte per infarto, ma il trattamento terapeutico della depressione minimizza il rischio infarto: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Duke University Medical Center nel North Carolina e pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine. >>



Valdoxan(R) antidepressivo melatoninergico

Parere positivo del CHMP dell’UE su Valdoxan(R), il primo antidepressivo melatoninergico per il disturbo depressivo maggiore
Il primo antidepressivo melatoninergico, Valdoxan(R)/Thymanax(R)( agomelatina), ha ricevuto un parere positivo dal Comitato per i prodotti medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMEA), per l’impiego nel trattamento dei pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore (DDM).

Valdoxan si è dimostrato efficace in un’ampio spettro di pazienti, tra cui anche soggetti con forme gravi di depressione. Il nuovo farmaco Valdoxan emerge favorevolmente dal confronto con gli antidepressivi prescritti con maggior frequenza.

I dati del programma di sviluppo clinico del farmaco indicano che Valdoxan è efficace contro i sintomi principali della depressione, tra cui umore depresso, ansia, ritardo psicomotorio, disturbi del sonno e stanchezza diurna, e conduce i pazienti depressi a una remissione più completa e duratura.

Nella maggior parte dei pazienti, l’antidepressivo si è dimostrato efficace con una somministrazione in dose unica giornaliera di 25 mg. A supporto dell’efficacia di Valdoxan rispetto a placebo e trattamenti con inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina (SSRI)



Depressione 'mascherata'


(Adnkronos, Novembre 2008) In Italia fino a 9 malati su 10 restano orfani di diagnosi: il mal di vivere viene infatti riconosciuto in poco più di un paziente su 4 con depressione moderata e grave, e in appena un decimo dei depressi con crisi lievi. L'OMS definisce la depressione un'emergenza sanitaria e sociale sempre più diffusa, e prevede che nel 2020 rappresenterà in tutto il pianeta la seconda causa di malattia e di invalidità (oggi è al quarto posto).
La depressione si presenta spesso in modo mascherato, più o meno associata a sintomi d'ansia. La diagnosi diventa quindi problematica, specie negli ambulatori dei medici di famiglia. Si tratta inoltre di un nemico duro da sconfiggere, perché il 60% dei pazienti che sperimentano una crisi avrà una ricorrenza in futuro e la probabilità di ricaduta aumenta con ogni episodio successivo.

link:sindrome fibromialgica



Antidepressivi e suicidio


Relazione tra l’uso di antidepressivi, soprattutto gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e l’ideazione e i comportamenti suicidari.

Un gruppo di Ricercatori della Boston University School of Medicine ha valutato il rischio relativo (RR) di comportamento suicidario non fatale tra i pazienti che hanno iniziato un trattamento con 1 di 3 farmaci antidepressivi ( Amitriptilina, Fluoxetina, Paroxetina ) rispetto ai pazienti che hanno trattati con la Dotiepina.

Il rischio relativo di comportamento suicidario non fatale di nuova diagnosi in 555 casi ed in 2.062 controlli è stato 0.83 per l’Amitriptilina, 1.16 per la Fluoxetina e 1.29 per la Paroxetina rispetto a coloro che facevano uso di Dotiepina.

Non c’è stata una significativa associazione tra l’impiego di un particolare antidepressivo ed il rischio di suicidio.

Il rischio di comportamento suicidario dopo aver iniziato un trattamento antidepressivo è simile tra gli utilizzatori di Amitriptilina, di Fluoxetina e di Paroxetina rispetto al rischio tra gli utilizzatori di Dotiepina.

Il rischio di comportamenti suicidarlo risulta aumentato nel primo mese dopo l’inizio del tr attamento con antidepressivi, specialmente nel periodo tra il 1° ed il 9° giorno.
(Jick et al, JAMA)


Depressione e malattie cardiovascolari

Quanto può essere modificato l'esito di terapie cardiovascolari se un paziente è depresso? Questa la domanda a cui tenta di rispondere una revisione sistematica pubblicata sull'ultimo numero della rivista Journal of the American Medical Association. Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi articoli che hanno dimostrato come i pazienti affetti da malattie cardiovascolari, soprattutto se anziani, possono incorrere in fasi depressive che peggiorano o compromettono l'outcome. La questione è diventata di importanza notevole tanto che vi sono diverse linee-guida in uso che raccomandano di verificare se i pazienti che sono in cura per malattie cardiovascolari siano anche depressi; in caso affermativo, infatti, si può pensare di sottoporre i pazienti ad una terapia comportamentale o addirittura farmacologica.

Dalla revisione è emerso che gli eventuali trattamenti antidepressivi coadiuvanti non hanno alcuna incidenza nel migliorare l'esito delle terapie per i disturbi cardiovascolari.
Questo risultato, probabilmente, ha spiazzato gli stessi autori che nelle conclusioni del lavoro ammettono: "non abbiamo trovato prove né contro né a favore la raccomandazione di verificare la presenza di depressione in soggetti cardiopatici o affetti da seri disturbi cardiovascolari. Di fatto la possiamo considerare come una raccomandazione che favorisce una diagnosi più completa del paziente, ma che agendo sulla depressione si abbia un miglioramento nell'outcome del paziente non è un dato acclarato".

Bibliografia. Thombs BD et al. Depression screening and patient outcomes in cardiovascular care: a Systematic Review. JAMA 2008; 300(18):2161-2171.

link: depressione e malattie cardiache



Depressione cronica


La depressione maggiore cronica può determinare la perdita di materia grigia in varie regioni cerebrali.

Essa dovrebbe essere rilevata e trattata prima possibile onde evitare la cronicità ed i consequenziali danni cerebrali. Durante gli episodi depressivi, la densità della materia grigia diminuisce nelle regioni cerebrali corticali limbica e frontale, il che include cambiamenti neuroplastici dovuti direttamente ad effetti della depressione: se quest'ultima ha esiti negativi, essi sono associati clinicamente ad anomalie neuromorfologiche più gravi.

Al momento attuale l'origine di questi cambiamenti non è nota: potrebbe trattarsi di cambiamenti neuroplastici, ma anche di variazioni del numero di neuroni. Ciò andrà investigato ulteriormente.

29 ottobre 2008 - (Arch Gen Psychiatry 2008; 65)


SAD (Depressione stagionale) 14 ottobre 2008

Si sostiene che le giornate piu' brevi e buie dell'inverno si accompagnino a una specifica forma di depressione, la cosiddetta Sad (Seasonal affective disorder), ovvero la depressione stagionale, che colpisce nei mesi freddi dell'anno. Le cause della Sad (entità clinica peraltro quanto mai controversa) non sono ancora chiare ma si sostiene che esista un netto legame tra depressione e luce solare. Probabilmente i cambiamenti nell'esposizione alla luce che avvengono nei mesi invernali influirebbero sui livelli nel cervello di serotonina, che a sua volta influisce su energia e umore. Un'altra teoria e' che la Sad sia collegata ai livelli di melatonina, un ormone naturale che regola il ciclo del sonno. Il ruolo della stagionalità nell'ambito dela psichiatria è quanto mai incerto.


Iperico per la depressione (18 ottobre)

Che l’iperico, o erba di San Giovanni (una pianta erbacea perenne) fosse utile nei casi di depressione lievi o di modesta entità già si sapeva, ma ora una rassegna della Cochrane Library su ben 29 studi clinici dimostrerebbe l’efficacia dell’iperico anche nei casi di depressione grave. Negli studi l’erba di San Giovanni è stata confrontata sia con placebo (farmaco inattivo), sia con farmaci antidepressivi di prima generazione (triciclici) e di più recente introduzione (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Ssri).
I dati ottenuti su più di 5000 pazienti indicano che questa pianta medicinale non avrebbe nulla da invidiare a triciclici e Ssri, con il vantaggio di essere meglio tollerata e comportare minori effetti collaterali.

30 ottobre 2008

Terapia della fobia sociale

I disturbi d'ansia sono i più diffusi fra tutti i principali gruppi di disturbi mentali e tra i disturbi d'ansia le fobie sono di gran lunga le più comuni. Le fobie sono suddivise in tre categorie:

1) agorafobia (senza storia di disturbo da attacchi di panico),
2) fobia specifica (in precedenza definita 'fobia semplice'),
3) fobia sociale.

La comprensione psicodinamica delle fobie illustra il meccanismo ne­vrotico della formazione dei sintomi. Quando pensieri 'proibiti' che potrebbero portare a una ritor­sione 'punitiva' minacciano di emergere dall'inconscio, viene attivato un se­gnale d'ansia che porta all'attivazione dei meccanismi di difesa di spo­stamento, proiezione ed evitamento. Queste difese elimi­nano l'ansia rimuovendo ancora una volta il pensiero proibito, ma il prez­zo del controllo dell'ansia è la creazione di un sintomo fobico e di una nevrosi fobica.


E' noto che l'ansia di parlare di fronte ad altri è assai diffusa: in un'indagine condotta nel 1988, un quinto degli individui esaminati presentava una fo­bia sociale rispetto al parlare in pubblico. E' difficile tuttavia rilevare dati precisi sull'incidenza della fo­bia sociale, perché la diagnosi viene spesso applicata a generici schemi in­terpersonali di timidezza e di evitamento del sesso opposto per paura di un rifiuto. Il continuum va da un estremo costituito dalla fobia sociale a uno stile caratteriale generalizzato di mettersi in rapporto con gli altri, (definito come disturbo evitante di personalità) all'altro estremo.

Le fobie si inseriscono perfettamente in un modello di diatesi genetico ­costituzionale interagente con stressor ambientali. Il mi­glior modello per comprendere il disturbo prevede la presenza di una di­sposizione ereditaria alla fobia che richiede specifici fattori eziologici am­bientali per produrre una sindrome fobica conclamata. Un fattore che è stato implicato nello sviluppo di fobia sociale in soggetti di giovane età è uno specifico stile parentale (stile parentale percepito come iperprotet­tivo e rifiutante ed anche la presenza di psicopatologia nei genitori, in particolare depressione e fobia sociale).

Una possibile interpretazione di questi dati è che i bambini che arrivano a sviluppare evidenti disturbi d'ansia sono esposti a genitori maggiormente ansiosi, i quali posso­no comunicare ai figli la sensazione che il mondo sia un luogo pericoloso. La relazione tra disturbo d'ansia nei genitori e l'inibizione comportamentale nel bambino appare inoltre mediata da alti livelli di emozione espressa, in particolare una eccessiva tendenza materna alla critica, che portano a un aumento del rischio di psicopatologia.


Il lavoro di cura dei pazienti fobici rivela la presenza di al­cune relazioni oggettuali interne caratteristiche. In particolare, questi pazientí hanno interiorizzato rappresentazioni di genitori che inducono vergogna o imbarazzo, criticano, ridicolizzano, umiliano, abbandonano (Gabbard, 1992). Questi introietti si stabiliscono precoce­mente nella vita e vengono poi ripetutamente proiettati in persone del­l'ambiente che vengono quindi evitate. Anche ammettendo che tali pazienti possano es­sere geneticamente predisposti a percepire gli altri come minacciosi, espe­rienze positive possono correggere significativamente questi effetti (e questo è l'obiettivo che la psicoterapia dinamica si pone nella terapia della fobia sociale).

La terapia dinamica può dunque rivelarsi utile nel modificare radicalmente l'assetto di personalità dei pazienti affetti da fobie.

Alcuni pazienti sono partico­larmente resistenti al trattamento in quanto temono ogni situazione nella quale potrebbero essere giudicati o criticati. Poiché il setting terapeutico è considerato una situazione di questo tipo, la paura transferale di essere umiliati o giudicati può portare i pazienti a saltare frequentemente gli ap­puntamenti o a interrompere del tutto la terapia. Infatti, a causa dell'alta percentuale di comorbilità del disturbo, a volte la fobia sociale può essere scoperta soltanto quando un paziente cerca aiuto per altre ragioni. L'imba­razzo e la vergogna sono gli stati affettivi predominanti e il terapeuta che si sintonizza con questi affetti può avere una migliore possibilità di formare un'alleanza terapeutica nelle sedute iniziali con il paziente. Esplorare le fantasie sulle modalità con cui il terapeuta e gli altri potrebbero reagire aiuterà questi pazienti anche a cominciare a rendersi conto che le loro per­cezioni su come gli altri si pongono nei loro confronti potrebbero essere di­verse da ciò che gli altri di fatto provano per loro.

La resistenza alla terapia dovrebbe essere affrontata con decisione, poiché in assenza di trattamento questi pazienti spesso evitano la scuola o il lavoro, e limitano in maniera significativa l'orizzonte della propria esistenza.

link: fobia sociale (la pagina del sito)

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24 ottobre 2008

Siti web psichiatria (recensioni)

Recensioni e link ai più importanti siti web in tema di psichiatria e psicoterapia.


Psicoterapia e Scienze Umane

Psicoterapia e Scienze Umane prosegue in continuità storica e formale le attività iniziate nel 1960 dal Gruppo milanese per lo sviluppo della psicoterapia - Centro Studi di Psicoterapia Clinica di Milano. Il gruppo si costituisce in maniera informale nel 1960, sulla base della collana "Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia Clinica" fondata da Pier Francesco Galli, in collaborazione con Gaetano Benedetti, presso l'editore Feltrinelli di Milano.

La esplicita filosofia di base si fondava su:

1. collegamento con la psichiatria, la psicoterapia, la psicoanalisi internazionali in tempi reali, recuperando il ritardo nazionale

2. attivazione di piccoli gruppi di formazione permanente che potessero riprodursi "per gemmazione", impostati con funzione di stimolo centrifugo, riducendo la dipendenza dall'appartenenza e responsabilizzando l'individuo sul proprio processo formativo (cinque importanti scuole di psicoterapia di Milano hanno preso le mosse dal Gruppo milanese per lo sviluppo della psicoterapia)

3. confronto teorico-clinico nel gruppo originario e nelle forme organizzative successive tra colleghi di formazione diversa: nel primo gruppo erano presenti freudiani, daseinsanalisti (fenomenologi), interpersonalisti, junghiani, kleiniani

4. in parallelo con le iniziative di formazione privata, interventi nei servizi pubblici per la formazione psichiatrica e psicoterapeutica; in questa prospettiva il Gruppo milanese per lo sviluppo della psicoterapia ha introdotto sin dal 1961 il metodo dei "Gruppi Balint" e la cultura psichiatrica, psicoterapeutica e psicoanalitica "interpersonale" di Silvano Arieti, Frieda Fromm-Reichmann, Clara Thompson e Harry Stack Sullivan

5. una visione laica della psicoterapia e della psicoanalisi, cioè non come branca specialistica della psichiatria né della psicologia clinica, ma colta invece nel suo carattere "eversivo" rispetto alla cultura e alla scienza, a equilibri complessivi già dati, e nella sua irriducibilità ad altri saperi, nel suo essere inoltre priva, a differenza delle religioni e delle ideologie, di assertività e di carattere consolatorio

6. l'esercizio della critica come metodo di conoscenza e di ricerca

7. un progetto di formazione permanente piuttosto che corsi formali di psicoterapia

8. l'esplorazione dello spazio fra "psicoanalismo" e "psicoterapie"

9. l'epistemologia della decostruzione

10. il collegamento fra cultura psicoanalitica e scienze umane

(il testo è tratto dalla pagina di presentazione del sito web)



Una tra le più complete fonti, sul web, di psicodinamica. Sul sito sono presenti oltre 100 pubblicazioni.

La psicoterapia dinamica rappresenta la graduale, complessa, ma coerente evoluzione di una teoria che, a partire da una documentata critica alla psicoanalisi – soprattutto nei suoi aspetti operativi – giunge dapprima alla formulazione della psicoterapia analitica e successivamente, a partire dal 1980, alla formulazione della “psicodinamica”, intesa come disciplina che comprende ed unifica la psichiatria e la psicoterapia e che trova una completa esposizione nel “Manuale di Psichiatria e Psicoterapia”, edito nel 1999.

L'Autore offre una visione unitaria psicodinamica della psicopatologia contro ogni riduzionismo biologizzante o psicologizzante, ma soprattutto contro la frammentazione del DSM-IV, che è acriticamente accettato dalla maggioranza degli psichiatri , e propone che psichiatria e psicoterapia sono due discipline strettamente interconnesse e complementari.

Ioltre, offre una teoria ed una prassi, in chiave psicodinamica, che non solo sia coerente, ma che tenga conto di tutte le più importanti scoperte che avvengono in discipline affini come le neuroscienze, l'etologia, l'antropologia culturale, ma anche nel campo di altre psicoterapie, sempre nell'ottica dell'importanza fondamentale delle relazioni interpersonali, sia come matrici della psicopatologia che come possibilità della cura. Pertanto, la cura del disturbo mentale è fondamentalmente basata sulla psicoterapia, anche quando si tratta di casi complessi, che richiedono anche altri interventi, come ad esempio quello psicofarmacologico.

(il testo è tratto - parzialmente modificato - dal sito stesso)




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Agorafobia (criteri per la diagnosi)

E' da notare il fatto che l'agorafobia non è una malattia, ma un sintomo. E' dunque sempre indispensabile precisare anche il disturbo nell'ambito del quale si manifesta il sintomo agorafobico (ad esempio, disturbo di panico con agorafobia oppure agorafobia senza storia di disturbo di panico). (Leggi anche, nel sito, la pagina sul disturbo agorafobico e sugli altri disturbi d'ansia).


1.
Ansia relativa all'essere in luoghi o situazioni dai quali può essere difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico o di sintomi tipo panico inaspettati o correlati alla situazione. I timori agorafobici riguardano tipicamente gruppi caratteristici di situazioni, che includono l'essere fuori casa da soli, in una folla o in coda, su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile.

Nota: prendere in considerazione la diagnosi di fobia specifica se l'evitamento è limitato a una o a poche situazioni specifiche, oppure di fobia sociale se l'evitamento è limitato alle situazioni sociali.

2.
Le situazioni vengono evitate (ad esempio, gli spostamenti vengono ridotti) oppure sono sopportate con notevole disagio, o con l'ansia di avere un attacco di panico o sintomi tipo panico, oppure viene richiesta la presenza di un accompagnatore.

3.
L'ansia o evitamento fobico non sono meglio giustificati dall'esistenza di un altro disturbo mentale, come la fobia sociale (ad esempio, l'evitamento è limitato a situazioni sociali per timore di essere imbarazzato), la fobia specifica (ad esempio, l'evitamento è limitato a una singola situazione, come gli ascensori), il disturbo ossessivo-compulsivo (ad esempio, evitamento dello sporco in un soggetto con l'ossessione della contaminazione), il disturbo posttraumatico da stress (ad esempio, evitamento degli stimoli associati con un grave fattore stressante) o il disturbo d'ansia di separazione (ad esempio, evitamento dell'allontanamento dalla casa o dai familiari).

23 ottobre 2008

La diagnosi di Disturbo di Panico (con o senza agorafobia)

Perchè si possa porre diagnosi di "Disturbo di Panico (con o senza agorafobia)" occorrono le seguenti condizioni:


A. Devono essere presenti:

1) - attacchi di panico inaspettati e ricorrenti

ed è necessario che

2) - almeno uno degli attacchi sia stato seguito da un mese (o più) di uno (o più) dei seguenti sintomi:

(a) preoccupazione persistente di avere altri attacchi
(b) preoccupazione a proposito delle implicazioni dell'attacco o delle sue conseguenze (ad esempio, il timore di perdere il controllo, di avere un attacco cardiaco, di "impazzire")
(c) deve inoltre essere presente una significativa alterazione del comportamento correlata agli attacchi

B. Presenza o Assenza di agorafobia. (ovviamente nel primo caso la diagnosi è quella di 'panico con agorafobia', nel secondo 'panico senza agorafobia').

C. Gli attacchi di panico non devono essere stati determinati dagli effetti di una sostanza (ad esempio, una sostanza oggetto di abuso, un farmaco) o di una malattia di tipo medico (ad esempio, ipertiroidismo).

D. Gli attacchi di panico non si sono presentati nel contesto di un altro disturbo mentale, come la fobia sociale (ad esempio, si manifestano in seguito all'esposizione a situazioni sociali temute), la fobia specifica (ad esempio, in segito all'esposizione a una specifica situazione fobica), il disturbo ossessivo-compulsivo (ad esempio, in seguito all'esposizione allo sporco di un soggetto con ossessioni di contaminazione), il disturbo posttraumatico da stress (ad esempio, in risposta a stimoli associati con un grave evento stressante) o il disturbo d'ansia di separazione (ad esempio, in risposta all'essere fuori casa o lontano da parenti stretti).

22 ottobre 2008

La diagnosi di Attacco di Panico

Per poter correttamente porre diagnosi di "Attacco di Panico" è necessario riscontrare le presenza di:


Un periodo definito di intensa paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente e hanno raggiunto il picco nell'arco di 10 minuti:

(1) palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
(2) sudorazione
(3) tremori
(4) ddifficoltà di respirazione o sensazione di oppressione
(5) sensazione soffocamento
(6) dolore o fastidio al petto
(7) nausea o disturbi addominali
(8) sensazione di sbandamento, instabilità, stordimento, o svenimento
(9) derealizzazione (cioè una sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (come essere staccati da se stessi)
(10) paura di perdere il controllo o di impazzire
(11) paura di morire
(12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
(13) brividi o vampate di calore

E' da notare che l'attacco di panico non è una malattia, ma un insieme di sintomi; una diagnosi corretta prevede che si debba specificare la condizione di malattia nella quale l'attacco di panico si è presentato (ad esempio, "Disturbo di Panico con Agorafobia).

Teorie psicodinamiche sul panico

Le teorie psicodinamiche considera­no gli attacchi di panico come la conseguenza dell'insucces­so di una difesa nei confronti di impulsi che provocano ansia. Quella che inizialmente era una modesta ansia di segnalazione diviene una sensazione opprimente di appren­sione, associata a sintomi somatici.


Molti pazienti descrivono gli attacchi di panico come se comparissero dal nulla, quasi che fattori psicologici non fos­sero coinvolti, ma l'esplorazione psicodinamica spesso rive­la un evidente movente psicologico: l'esordio del panico è infatti di solito correlato a fattori ambientali o psicologici.

Le ricerche indicano che la causa degli attacchi di panico coinvolge probabilmente il significato inconscio degli even­ti stressanti e che la loro patogenesi può essere correlata a fattori neuropsicologici scatenati dalle reazioni psicologi­che.

Gli psichiatri psicodinamici dovrebbero sempre effet­tuare una ricerca completa dei possibili fattori scatenanti ogni volta che eseguono una valutazione diagnostica su un paziente con attacchi di panico.

Epidemiologia del DAP

Studi epidemiologici hanno riportato una prevalenza nel­l'arco della vita dell'1,5-5% per il disturbo di panico e del 3-5,6% per l'attacco di panico.


Le donne sono da 2 a 3 volte più colpite degli uomini, an­che se una tendenza a sottodiagnosticare il disturbo di pani­co negli uomini potrebbe contribuire a questa distribuzione così sbilanciata.

L'unico fattore sociale identificato che potrebbe contribuire allo sviluppo di un disturbo di pani­co è una storia recente di divorzio o di separazione.

Il distur­bo di panico si manifesta più spesso fra i giovani adulti (l'età media di esordio è di 25 anni), ma sia il disturbo di panico sia l'agorafobia possono svilupparsi a qualunque età.

La prevalenza nell'arco della vita dell'agorafobia è risul­tata variabile da un minimo dello 0,6% a un massimo del 6%.

Il maggiore fattore alla base di tale eterogeneità delle stime è da correlare all'uso di criteri diagnostici e metodi di valutazione diversi. Sebbene studi sull'agorafobia in am­biente psichiatrico abbiano riportato che almeno tre quarti dei pazienti colpiti hanno anche un disturbo di panico, stu­di sull'agorafobia in comunità hanno rilevato che fino a metà dei soggetti manifesta agorafobia senza disturbo di pa­nico.

In molti casi l'inizio dell'agorafobia è successivo a un evento traumatico.

La sindrome di DaCosta

La concettualizzazione del disturbo di panico può essere fatta risalire al concetto di sindrome del cuore irritabile, che fu notata nei soldati durante la guerra civile americana da Jacob Mendes DaCosta.


La sindrome di DaCosta compren­deva molti dei sintomi psichici e somatici che sono ora in­clusi nei criteri diagnostici per il disturbo di panico.

Nel 1895 Sigmund Freud introdusse il concetto di nevrosi d'ansia, che consisteva in sintomi acuti e cronici, psichici e somatici. La nevrosi d'ansia acuta di Freud era simile al disturbo di pa­nico del DSM-IV. Fu Freud per primo a notare la relazione fra attacchi di panico e agorafobia.

Il termine "agorafobia" era stato coniato nel 1871 per la condizione in cui i pazien­ti sembrano avere paura di avventurarsi in luoghi pubblici senza essere accompagnati da amici o parenti. La parola de­riva dal greco agora e phobos e significa paura delle piazze.

21 ottobre 2008

Relazione tra agorafobia e panico

L'agorafobia può essere la più disabilitante delle fobie, dato che la sua presenza può interferire significativamente con il funzionamento della persona in situazioni sociali e la­vorative fuori dalla propria abitazione.


La maggior parte dei ricercatori nel campo dei disturbi di panico ritiene che l'agorafobia costituisca quasi sempre una compli­cazione nei soggetti affetti da disturbo di panico. In altre pa­role, si ipotizza che l'agorafobia sia causata dallo sviluppo del­la paura di avere un attacco di panico in un luogo pubblico dal quale potrebbe essere difficile uscire.

Altri ricercatori non accettano questa teoria. Tuttavia oggi si considera il disturbo di panico come il disturbo predominante nella diade e si utilizzano abitualmente le diagnosi di "Disturbo di Panico con Agorafobia" e "Disturbo di Panico senza Agorafobia".

Gli stessi attacchi di panico possono verifi­carsi nell'ambito di diversi disturbi mentali (p.es., nel distur­bo depressivo) e di condizioni mediche (p.es., l'astinenza o l'intossicazione da sostanze); la comparsa di un attacco di pa­nico di per sé non giustifica la diagnosi di disturbo di panico.

Considerazioni introduttive sul panico

Nella quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV), un attacco di panico viene defini­to come "un periodo distinto di intensa paura o disagio", ac­compagnato da almeno quattro sintomi somatici o cognitivi quali, tra gli altri, palpitazioni, tremore, tachipnea, sudorazio­ne e senso di soffocamento.


Sin da quando il disturbo di pa­nico è stato codificato nel 1980 si è accumulata una notevole quantità di dati sperimentali sul disturbo e sulle esperienze cli­niche dei pazienti affetti.

Quello che si definisce "disturbo di panico" è caratterizza­to dalla comparsa spontanea e inattesa di attacchi di panico, la cui frequenza può variare da molteplici attacchi nell'arco della giornata a pochi attacchi nel corso di un anno.

Il distur­bo di panico è spesso accompagnato da agorafobia, cioè pau­ra di essere da solo in un luogo pubblico (p.es., un supermer­cato) soprattutto in posti dai quali sarebbe impossibile una fuga rapida se il soggetto presentasse un attacco di panico.

Il controtransfert e gli affetti

"Per quanto concerne le relazioni tra esseri umani, anche al di là di ogni contesto terapeutico, si può forse dire che passiamo la vita a cercare di curarci reciprocamente. L’unica cura ‘possibile’ tuttavia è quella che passa attraverso gli affetti.

Freud parlava dell’analista come di colui il quale, come un chirurgo, mette al bando i propri sentimenti e si pone come obiettivo prioritario quello di intervenire in maniera ‘corretta’ -potendosi cogliere il senso della correttezza nell’idea dell’asetticità e neutralità del trattamento; è del resto curiosa la contraddizione relativa al fatto che lo stesso Freud assegnava la massima importanza agli affetti -ad esempio per ciò che riguarda la strutturazione dei sintomi- salvo poi considerare questi medesimi come qualcosa di cui l’individuo avrebbe solo potuto, o dovuto, liberarsi.

Oggi sappiamo che non vi è possibilità alcuna di trasformazione se non si passa attraverso l’elaborazione degli affetti di transfert; sappiamo che il ‘controtransfert’ è il più potente mezzo di conoscenza e trasformazione in psicoterapia. La ‘neutralità’ dell’analista può dunque concepirsi solo ed esclusivamente come capacità di non operare in maniera sintonica con i conflitti e con gli investimenti patologici del paziente.

Riteniamo altresì che l’analista non debba ritrarsi di fronte al proprio coinvolgimento affettivo ma -al contrario- disporsi sistematicamente ad investigare nei propri affetti e nelle proprie capacità affettive: queste possono -come talora accade- esprimersi come fenomeno psicopatologico ma ciò non necessariamente rappresenta la regola. “La cosiddetta neutralità dell’analista è sostituita dalla dinamica controtraslativa che diventa elemento necessario e costitutivo del trattamento” (Furlan, 1978).

Gli affetti dunque sono un elemento cardine, indispensabile nel trattamento psicoterapico."

leggi il saggio 'la ragione degli affetti'

15 ottobre 2008

Open Directory psichiatria


Il sito è stato recensito ed inserito in Open Directory, dmoz
World: italiano: salute : medicina : psichiatria

Aggiornamenti scientifici in psicoterapia dinamica e psichiatria, a cura del Dottor Francesco Giubbolini.

(link)

14 ottobre 2008

Scalfari, l'uomo che non credeva in dio


Una recensione 'atipica' per un sito che tratta di psichiatria e psicoterapia.

Giustificata tuttavia dall'interesse per la profonda riflessione sulla cultura del nostro tempo.

Il testo amplia il dato autobiografico fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori e sul significato di ogni gesto compiuto. Ogni ricordo è al contempo un pensiero, e ciò che l'Autore implicitamente sostiene è che vale la pena di riordinare la vita tutta intera solo se la conoscenza di sé resta il primo passo per comprendere e raccontare gli altri. Modificando la 'grammatica' della psiche.

"Le cose - e le persone - bisogna accarezzarle con mano lieve, bisogna fissarle a lungo, coglierne il ca­lore, pesarne la consistenza spogliandosi delle difese del proprio io, dei suoi appetiti, del suo narcisismo, della sua profonda e connaturata convinzione di es­sere il centro del mondo.

Bisogna dimenticarsi di sé per conoscere l'altro senza invaderlo, bisogna modificare la grammatica della psiche per passare dall'io e dal tu al noi. Il noi dell'ac­coglienza che cancella la separatezza."

L' uomo che non credeva in Dio
Eugenio Scalfari
Prezzo € 16,50
2008, 150 p., rilegato
Einaudi (collana Supercoralli)


8 ottobre 2008

Neutralità ed empatia in psicoterapia

"... Il concetto di ‘neutralità’ riguarda dunque il fatto che l’analista -quanto più riesce ad essere libero da ogni desiderio- tanto più riesce a mantenere il ruolo di osservatore obiettivo e distaccato.

L’analista neutrale -o indifferente, (ma anche assente)- diviene così, almeno idealmente, l’analista- standard: il quale cerca quindi di evitare, per la verità in modo un pò ossessivo, ogni tipo di sentimento, ogni forma di vicinanza nei confronti dei propri pazienti. E tale atteggiamento diviene il criterio che definisce ciò che è analitico e ciò che, al contrario, non lo è; conduce in estrema analisi al paradosso implicito nel fatto che, nell’incontro interumano in ambito analitico, si cerca di evitare tutto ciò che, di umano, vi possa essere.

Il concetto della ‘neutralità analitica’ indica una delle qualità che definiscono l’atteggiamento dell’analista nella cura; in particolare, l’analista dovrebbe essere neutrale nei confronti delle manifestazioni del transfert, e sappiamo che è proprio nel saggio sull’amore di transfert che Freud sostituisce il termine ‘neutralità’ con quello, più forte ed incisivo, di ‘indifferenza’. Ed è in questo senso che leggiamo la regola dell’astinenza: “... la cura deve essere condotta in stato di astinenza” (Freud, 1915).

Il problema è che, se l’analista persegue alla lettera il principio di astinenza, perde qualunque empatia, escludendo -contemporaneamente- il proprio inconscio dal lavoro d’analisi: ed è breve il passo che conduce dall’astinenza alla disumanità.

Nella sua espressione più estrema l’astinenza giunge infatti a determinare una restrizione sempre più serrata dei criteri di analizzabilità e l’esclusione di cerchie sempre più vaste di pazienti; produce altresì intensi dibattiti sull’opportunità -ed il pericolo- implicito nel dare la mano al paziente, fargli gli auguri in occasione ad esempio di delicati interventi chirurgici, o fargli le condoglianze nel caso della morte di un familiare, e così via dicendo. Lo psicoanalista diviene la “scimmia di latta dal muso di pecora” (Stone, 1973).

L’astinenza psicoanalitica contrappone all’ ‘amor malato” del paziente la ‘sana indifferenza’ dell’analista.

link al saggio: la ragione degli affetti