12 dicembre 2007

Nevrastenia ('esaurimento nervoso')

II termine nevrastenia (o neuroastenia) venne introdotto nel XIX° secolo dal neuropsichiatra americano George Miller Beard, che lo utilizzò per indicare una condizione caratterizzata da fatica cronica e disabilità. (Leggi anche la pagina del sito sui disturbi depressivi)

Il termine nevrastenia ("esaurimento nervoso") non viene usato molto spesso, ma appare nella letteratura psichiatrica ed è un'entità diagnostica inclusa nella decima revisione ICD-10.

La nevrastenia è caratterizzata da un'ampia varietà di segni e sintomi. I reperti più comuni sono debolezza e fatica cronica, dolori e dolenzie e ansia generale o "nervosismo".

Si descrivono due tipi di disturbo, sostanzialmente sovrapposti.

In un tipo, l'aspetto principale è una lamentela di eccessiva fatica dopo uno sforzo mentale, spesso associata a una certa riduzione delle prestazioni lavorative o dell'efficienza con cui vengono affrontati i compiti della vita quotidiana. La faticabilità mentale è tipicamente descritta come un'intrusione spiacevole di associazioni o ricordi che distraggono il paziente, difficoltà a concentrarsi e inefficienza del processo del pensiero.

Nell'altro tipo, l'enfasi è posta sulle sensazioni di debolezza corporea o fisica e di esaurimento dopo uno sforzo anche minimo, accompagnata da dolori muscolari e incapacità a rilassarsi.

In entrambi i tipi sono comuni altre sensazioni fisiche spiacevoli, come vertigini, cefalea tensiva e un senso di generale instabilità. Possono essere presenti timori relativi alla riduzione del benessere mentale e corporeo, irritabilità, anedonia e vari gradi di depressione e ansia. Il sonno è spesso disturbato nelle fasi iniziali e intermedie, ma può anche essere presente un'importante ipersonnia.

In senso generale, la dizione 'esaurimento nervoso' è più frequentemente riferibile all'esistenza di una condizione clinica di depressione o di disturbo d'ansia (vedi).


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Altri approfondimenti

Diagnosi differenziale

La nevrastenia deve essere differenziata dai disturbi d'ansia, dal disturbo depressivo e dai disturbi somatoformi, che comprendono il disturbo di somatizzazione, il disturbo di conversione, l'ipocondria, il disturbo di dismorfismo corporeo e il disturbo algico. Poiché moltissimi segni e sintomi della nevrastenia si sovrappongono a quelli di tali disturbi, la diagnosi differenziale può essere estremamente difficile. Ad esempio, i pazienti con disturbo d'ansia non raramente hanno una sintomatologia depressiva; i pazienti con ipocondria spesso lamentano ansia; i pazienti con disturbo di dismorfismo corporeo possono avere lamentele somatiche.

I segni fondamentali della nevrastenia sono un'enfasi del paziente sulla faticabilità e la debolezza e la preoccupazione per la riduzione dell'efficienza mentale e fisica (a differenza dei disturbi somatoformi, in cui le lamentele corporee e la preoccupazione per la malattia fisica predominano il quadro clinico).

Decorso e prognosi

La nevrastenia si manifesta più spesso durante la media età. Se non trattata, di solito ha un decorso cronico e i pazienti possono diventare incapacitati da uno o più sintomi per cui tutte le aree del funzionamento diventato compromesse. Nell'età adulta, le prestazioni lavorative si deteriorano oppure i pazienti possono diventare così disabili da non riuscire più a lavorare. Analogamente, vi sono alterazioni nelle relazioni sociali, coniugali e interpersonali.

Trattamento

Il concetto fondamentale dell'attuale trattamento della nevrastenia è la comprensione da parte del medico che i sintomi del paziente non sono immaginari. I sintomi sono obiettivi e sono prodotti dalle emozioni che influenzano il sistema nervoso autonomo, che a sua volta influenza le funzioni dell'organismo. Lo stress può causare modificazioni strutturali nei sistemi organici e le sue conseguenze possono essere pericolose. La terapia, pertanto, deve iniziare con accurate indagini mediche per determinare se i sintomi somatici di un paziente sono trattabili e in tal caso quale trattamento probabilmente determinerà i migliori risultati. I pazienti dovrebbero essere rassicurati che la somministrazione della terapia (analgesici ecc.) per alleviare i sintomi medici avrà successo, ma solo quando associata a interventi psicoterapeutici. I pazienti devono essere aiutati a riconoscere gli stress nella loro vita e i meccanismi utili per affrontarli, per comprendere a fondo le caratteristiche dell'interazione tra la mente e il corpo. Senza tale psicoterapia orientata all'insight, è verosimile che la condizione nevrastenica proseguirà.

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Nell'ICD-10, la nevrastenia è classificata fra le nevrosi ( i disturbi nevrotici).
Secondo l'attuale nosologia americana, tuttavia, la nevrastenia non è considerata un'entità diagnostica distinta.
Nella quarta edizione del DSM-IV, la nevrastenia è classificata come disturbo somatoforme indifferenziato.

Il disturbo è un esempio delle differenze culturali che influenzano la classificazione e le manifestazioni delle malattie. La nevrastenia è una condizione accettata in Europa e Asia, dove è caratterizzata da fatica, cefalea, insonnia e altre vaghe lamentele somatiche e si ritiene che derivi da stress cronico piuttosto che da conflitti psicologici inconsci. In molte culture (soprattutto in Cina), in cui le persone non accettano di essere classificate come affette da disturbi mentali, la nevrastenia è una delle diagnosi preferite. Pertanto, il disturbo è più comunemente diagnosticato in Asia orientale.

Questo disturbo si manifesta in associazione ad altre condizioni, come ansia, depressione e disturbi somatoformi, e non è stato sufficientemente studiato come disturbo indipendente.

Secondo Beard, la causa della nevrastenia era "l'esaurimento nervoso", che imputava alla deplezione di "nutrienti" nelle cellule nervose (neuroni). Tale deplezione derivava dallo stress, quale l'eccessivo lavoro. Beard riteneva che il disturbo avesse una causa fisiologica in cui "il sistema nervoso è svuotato della sua energia come una batteria a basso voltaggio parzialmente scaricata". Beard postulava una teoria della "diatesi nervosa", secondo cui ogni persona ha una specifica vulnerabilità che, quando sottoposta a un'influenza ambientale stressante, permette ai sintomi della nevrastenia di svilupparsi. Le componenti ambientali potevano essere biologiche (infezioni) o psicologiche (morte di un congiunto).

Freud concordava con Beard sul fatto che vi fosse un coinvolgimento dello stress, ma considerava la nevrastenia la conseguenza di un disturbo del funzionamento sessuale (una delle nevrosi), specificatamente dell'inadeguata scarica dell'energia sessuale che avveniva quando la masturbazione sostituiva il rapporto sessuale normale. Gli psicoanalisti dopo Freud hanno considerato la nevrastenia una reazione a fattori inconsci come sentimenti di rifiuto, bassa autostima, senso di inutilità e rabbia repressa.

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