15 dicembre 2007

La teoria dell'attaccamento in psicodinamica

Teoria dell'attaccamento . Un sicuro attaccamento tra la madre e il figlio nell'infanzia influenza la capacità delle persone di formare relazioni sane nella vita. Il processo di attaccamento si realizza in ogni gruppo sociale umano, e può essere definito come il tono emozionale che si forma fra il bambino in corso di sviluppo e chi si occupa di lui ed è caratterizzato dalla continua ricerca da parte del bambino di quella persona, dall'incessante necessità di contatto fisico e dal desiderio di rimanerle vicino. Fin dal primo mese di vita, pur con qualche variabilità individuale, i neonati cominciano a manifestare un comportamento di attaccamento finalizzato a favorire la vicinanza fisica alle persone alle quali sono legati.

Lo psicoanalista inglese John Bowlby (1907-1990) elaborò una teoria secondo la quale la realizzazione di un normale processo di attaccamento è fondamentale affinché possa compiersi un sano sviluppo. Secondo Bowlby, l'attaccamento si attua quando vi sia "un caldo, intimo e continuo rapporto con la madre da cui entrambi traggano soddisfazione e gioia". I neonati tendono ad attaccarsi ad una sola persona, ma sono possibili anche più legami e l'oggetto dell'attaccamento può essere il padre o un suo sostituto. L'attaccamento è un fenomeno che si compie gradualmente; ingenera il desiderio della vicinanza della persona prediletta, che è considerata più forte, grande e capace di ridurre l'ansia o l'angoscia. L'attaccamento produce un senso di sicurezza nel neonato. E' un processo facilitato dall'interazione tra madre e figlio, ed il tempo complessivo trascorso insieme è un fattore meno importante rispetto all'intensità dell'interazione reciproca. (Vedi anche il post su i principali Autori della teoria dell'attaccamento)

Segnali indicatori
Quelli che si definiscono, nell'ambito di tale teoria, "segnali indicatori" sono segni nel neonato che provocano o evocano una risposta comportamentale nella madre. Il segnale primario è il pianto. Ci sono tre tipi di pianto: quello indicativo di fame (il più frequente), quello di irritazione o quello di dolore. Alcune madri sono capaci di distinguerli, ma molte di esse, generalizzando, ritengono che il pianto per fame rappresenti dolore, frustrazione o irritazione. Altri segnali indicatori che consolidano il processo di attaccamento sono il sorriso, il gorgoglio, gli sguardi. Il suono di una voce umana adulta può evocare tali segnali indicatori.

Le fasi dell'attaccamento

Nella prima fase, talora definita stadio del pre-attaccamento (dall'epoca della nascita sino a 8 o 12 settimane), il bambino si rivolge alla madre, la segue con lo sguardo, si volta in direzione della voce materna e si muove ritmicamente al suono di quella. Nella seconda fase, talora definita di attaccamento in formazione (da 8 o 12 settimane e sino a 6 mesi di vita), il neonato sviluppa un attaccamento nei confronti di una o più persone dell'ambiente. Nella terza fase, talora definita di attaccamento compiuto (da 6 mesi a 2 anni d'età), il bambino piange e manifesta altri segni di disagio, malessere, sofferenza quando venga separato da chi lo accudisce o dalla madre; in alcuni bambini questo comportamento può svilupparsi precocemente, già sin dal terzo mese di vita. Al ritorno della madre, il bambino cessa di piangere e l'abbraccia, come se volesse essere ancora più certo del suo ritorno. Talora, la semplice vista della madre dopo una separazione è sufficiente perché il bambino cessi di piangere. Nella quarta fase (oltre i 24 mesi d'età), la figura materna è percepita come indipendente e si stabilisce un rapporto più complesso tra madre e figlio.

Separazione

La separazione dalla figura di attaccamento può produrre o meno un'intensa ansia, in funzione del grado di sviluppo raggiunto dal bambino e della fase dell'attaccamento in atto.
L'ansia di separazione è una forma di ansia reattiva, espressa come un pianto continuo o irritabilità che insorge in un bambino che vive isolato o separato dalla propria madre o da colui che lo accudisce. Il fenomeno ha massima incidenza nell'età compresa tra 10 e 18 mesi e scompare generalmente verso il termine del terzo anno. Qualcosa di analogo, l'ansia per l'estraneo, può manifestarsi un po' più precocemente (intorno agli 8 mesi di età). Si tratta di un sentimento di ansia reattiva evocata dalla presenza di una persona diversa da colui che si occupa del bambino.

La teoria dell'ansia secondo Bowlby sostiene che il sentimento di disagio provato dal bambino durante una separazione è percepito e interiorizzato come ansia ed è il paradigma del sentimento d'ansia. Qualunque stimolo provochi allarme e incuta timore nel bambino evoca segnali indicatori (p.es., il pianto) che inducono la madre a reagire con un comportamento reattivo di protezione nei confronti del bambino, abbracciandolo e rassicurandolo. La capacità della madre di alleviare l'ansia o la paura del bambino ha un valore fondamentale nell'accrescere l'attaccamento nel neonato. Il bambino prova un senso di sicurezza, l'opposto dell'ansia, quando la madre gli è vicina e pertanto non avverte paura. Quando la madre non è disponibile perché fisicamente assente o per problemi di natura mentale, il bambino sviluppa ansia.

In accordo con la teoria di Bowlby, i comportamenti di attaccamento persistono durante l'intera esistenza. Studi clinici hanno riportato il comportamento di attaccamento nell'infanzia avanzata, nell'adolescenza e nell'età adulta. Studenti per la prima volta lontani da casa stabiliscono soddisfacenti adattamenti sociali, se i primi attaccamenti con coloro che si occupavano di loro erano saldi. La scarsa autostima, la povertà delle relazioni sociali e la vulnerabilità emotiva allo stress sono caratteristiche associate al mancato compimento di validi processi di attaccamento durante il primo anno di vita.

Gli esseri umani mantengono comunque l'attaccamento nei riguardi dei propri genitori, indipendentemente dal fatto che il processo precoce si sia realizzato in modo ottimale. Nelle diverse età della vita, l'attaccamento si può manifestare nei riguardi di molte altre persone soprattutto quando l'attaccamento al genitore sia stato labile o inadeguato. Tali figure di attaccamento svolgono un ruolo parentale e possono essere guida o persino terapeutici per il soggetto. Grazie al sentimento di fiducia che sanno ispirare, queste figure offrono una base di sicurezza da cui la persona trae fiducia in se stessa e nella propria capacità di affrontare il mondo esterno. In tal modo, le nuove figure che divengono oggetto di attaccamento favoriscono esperienze emozionali correttive.
I legami affettivi che si instaurano più tardivamente tra i bambini e le persone diverse dai loro genitori mantengono i caratteri propri del processo di attaccamento. La condivisione di esperienze è importante in un'ampia varietà di legami di attaccamento, come, ad esempio, quelli che si stabiliscono fra fratelli, amici, parenti e coniugi. Ciò che rende unico il legame di attaccamento in età adulta è il fatto che fornisce la sensazione di essere in grado di dare qualcosa. L'assenza di una figura di attaccamento crea isolamento o ansia. Le relazioni affettive costituiscono dunque un elemento di fondamentale importanza al fine del mantenimento di una stabilità emozionale durante l'intera esistenza.

Perdita degli attaccamenti

Le reazioni di una persona alla morte di un genitore o del coniuge dipendono dalla natura dell'attaccamento pregresso e presente nei riguardi della figura perduta. Qualora manchi un'evidente reazione di lutto, la causa può essere rappresentata da un vero e proprio rifiuto dell'accaduto e dall'assenza di intimità del rapporto. È addirittura possibile che venga coscientemente elaborata una raffigurazione idealizzata della figura del defunto. Le persone che non mostrano reazioni di lutto tentano di presentare se stesse come personalità indipendenti, per le quali legami e attaccamento hanno scarso valore.
Talvolta, tuttavia, l'interruzione dei rapporti di attaccamento può essere traumatica. La morte di un genitore o del coniuge può precipitare un disturbo depressivo o persino indurre al suicidio alcune persone. Analogamente, la morte del coniuge aumenta la probabilità che il coniuge sopravvissuto manifesti turbe fisiche o mentali nel corso dell'anno successivo alla perdita subita. Spesso lo sviluppo di una sindrome depressiva o di altri stati disforici è associato a un rifiuto da parte di una persona significativa per la vita di un soggetto.

DISTURBI DELL'ATTACCAMENTO

I disturbi dell'attaccamento sono caratterizzati da una patologia biopsicosociale che deriva dalla deprivazione della figura materna, dall'assenza di cure parentali e di interazione con la madre o chi ha il compito di accudire il neonato. Le sindromi nelle quali si presenta il disturbo d'ansia di separazione, il disturbo evitante di personalità, i comportamenti delinquenziali, i problemi scolastici e l'intelligenza a un livello borderline sono stati attribuiti a esperienze negative di attaccamento. Quando le prestazioni materne risultino insufficienti, a causa di una malattia mentale della stessa madre, di una prolungata istituzionalizzazione del bambino, o della perdita dell'oggetto primario di attaccamento, il bambino riporta un danno emotivo. Originariamente Bowlby sostenne che questo tipo di danno è permanente e immodificabile; tuttavia, successivamente egli rivide le proprie teorie, riconoscendo l'importanza del periodo in cui si è verificato l'evento di separazione, il tipo e l'entità della separazione, nonché il livello di sicurezza soggettiva raggiunto dal bambino prima della separazione (e, aggiungeremmo, l'occasione di ricostruire legami affettivi significativi in qualunque periodo della vita).

Le applicazioni della teoria dell'attaccamento in psicoterapia sono numerose. Se un paziente si dimostra capace di legarsi a un terapista, si osserva un effetto a tipo base sicura. Il paziente può quindi essere in grado di affrontare rischi, dissimulare i sentimenti d'ansia ed esibire nuovi modelli di comportamento che altrimenti non sarebbero stati possibili. I pazienti i cui disturbi sono riferibili alla mancata creazione di uno specifico rapporto di attaccamento nella prima infanzia, possono stabilirlo nel periodo iniziale della psicoterapia, con benefici effetti.
I pazienti la cui patologia origina da esagerati attaccamenti in età precoce possono tentare di riprodurre quei rapporti abnormi nell'ambito della psicoterapia. Il compito del medico consiste nel rendere il paziente capace di riconoscere in quale modo quelle esperienze precoci abbiano interferito con la sua capacità di raggiungere l'indipendenza personale.

leggi anche il post di introduzione alla terapia psicodinamica

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