28 novembre 2007

Psicosomatica: Disturbo di Somatizzazione

Nell'ambito di quella che si definisce comunemente medicina psicosomatica, i disturbi somatoformi sono caratterizzati da sintomi fisici indicativi di una condizione medica, che tuttavia non sono del tutto spiegati dalla condizione medica, dall'uso di sostanze o da un altro disturbo mentale. I sintomi riferiti sono sufficientemente gravi da determinare un significativo disagio o una compromissione del funzionamento sociale o lavorativo o di altro tipo del paziente. Il medico deve giudicare se l'esordio, la gravità e la durata dei sintomi siano sufficientemente correlati a fattori psicologi da consentire una diagnosi di disturbo somatoforme, tale da poter considerare dunque il problema nei termini della ' medicina psicosomatica '.

Nel DSM-IV sono riconosciuti cinque specifici disturbi somatoformi:

disturbo di somatizzazione, caratterizzato da molteplici disturbi fisici che interessano molti sistemi d'organo;
disturbo di conversione, caratterizzato da uno o due sintomi neurologici;
ipocondria (vedi), caratterizzata non tanto da un sintomo specifico quanto dalla convinzione del paziente di avere qualche specifica malattia;
disturbo di dismorfismo corporeo, caratterizzato dalla falsa convinzione o dall'esagerata percezione che qualche parte del corpo presenti un difetto;
disturbo algico, caratterizzato da sintomatologia dolorosa che può essere semplicemente correlata a fattori psicologici oppure significativamente esacerbata da fattori psicologici.

DISTURBO DI SOMATIZZAZIONE

Secondo il DSM-IV, il disturbo di somatizzazione è caratterizzato da molteplici sintomi somatici che non possono essere adeguatamente spiegati sulla base dell'esame obiettivo o di esami di laboratorio. Di solito esordisce prima dei 30 anni, ma può persistere per anni, e si distingue per la presenza di "una combinazione di dolore e sintomi gastrointestinali, sessuali e pseudoneurologici". Il disturbo di somatizzazione differisce dagli altri disturbi somatoformi per la molteplicità dei sintomi e dei sistemi d'organo interessati (ad es., gastrointestinale e neurologico).

Il disturbo è cronico ed è associato a importante disagio psicologico, compromissione del funzionamento sociale e lavorativo e comportamento volto a un'eccessiva ricerca di aiuto medico.
Il disturbo di somatizzazione è noto fin dai tempi dell'antico Egitto. Un primo nome era isteria, una condizione che erroneamente si riteneva colpisse solo le donne (il termine "isteria" deriva dalla parola greca che definisce l'utero, hystera). Nel XVII secolo Sydenham riconobbe che i fattori psicologici, da lui definiti dispiaceri antecedenti, erano coinvolti nella patogenesi dei sintomi. Nel 1859 Briquet, un medico francese, osservò la molteplicità dei sintomi e dei sistemi d'organo affetti e descrisse il decorso solitamente cronico della malattia. Grazie a quelle acute osservazioni cliniche, il disturbo fu definito per un certo tempo sindrome di Briquet, anche se il termine "disturbo di somatizzazione" è diventato quello comunemente usato negli Stati Uniti sin dall'introduzione della terza edizione del DSM (DSM-III) nel 1980.

Numerosi studi hanno segnalato che il disturbo di somatizzazione spesso si associa ad altri disturbi mentali. Circa due terzi di tutti i pazienti con disturbo di somatizzazione hanno sintomi psichiatrici identificabili e fino a metà dei soggetti con disturbo di somatizzazione ha altri disturbi mentali. Le caratteristiche di personalità o i disturbi di personalità comunemente associati sono quelli caratterizzati da manifestazioni di rifiuto, paranoidi, di autofrustrazione e ossessivo compulsive.

La causa del disturbo di somatizzazione è sconosciuta. Le teorie eziopatogenetiche di tipo psicosociale interpretano i sintomi come un tipo di comunicazione sociale, il cui risultato è di evitare gli obblighi, di esprimere emozioni (ad es., rabbia verso il coniuge) o di simbolizzare un sentimento o una convinzione (ad es., un dolore intestinale).
Un'interpretazione comportamentale del disturbo di somatizzazione dà valore al fatto che l'insegnamento e l'esempio dei genitori e i costumi etnici possano insegnare ad alcuni bambini a somatizzare più di quanto facciano altri. Anche fattori sociali, culturali ed etnici possono essere coinvolti nello sviluppo dei sintomi del disturbo di somatizzazione.

Per la diagnosi di disturbo di somatizzazione si richiede che l'esordio dei sintomi avvenga prima dei 30 anni. Durante il decorso della malattia, il paziente deve avere riferito almeno quattro sintomi di dolore, due sintomi gastrointestinali, un sintomo della sfera sessuale e uno pseudoneurologico; nessuno di questi deve essere completamente giustificato dall'esame obiettivo o dagli esami di laboratorio.

I pazienti con disturbo di somatizzazione lamentano molti sintomi somatici e hanno lunghe e complicate anamnesi patologiche. Tra i sintomi più comuni sono la nausea e il vomito (diversi rispetto a quelli osservati nel corso della gravidanza), difficoltà di deglutizione, dolore agli arti superiori e inferiori, dispnea non correlata all'esercizio, amnesia e complicazioni della gravidanza e del ciclo mestruale. È anche comune il convincimento di essere stati malati per la maggior parte della vita.
I fattori di stress psicosociale e i problemi interpersonali sono predominanti; l'ansia e la depressione sono le condizioni psichiatriche prevalenti. Sono comuni le minacce di suicidio, ma di fatto il suicidio è raro: quando si verifica, è spesso associato ad abuso di sostanze. La storia clinica riferita dal paziente è spesso circostanziale, vaga, imprecisa, incoerente e disorganizzata. Classicamente, ma non sempre, il soggetto descrive i propri sintomi in modo drammatico, con emotività e in modo esagerato, con un linguaggio vivido e colorito. Può confondere le sequenze temporali e non distinguere chiaramente i sintomi attuali da quelli passati. I pazienti possono essere giudicati dipendenti, egocentrici, alla ricerca di ammirazione o elogio, oppure manipolatori.

Il disturbo di somatizzazione è comunemente associato ad altri disturbi mentali, come il disturbo depressivo maggiore, i disturbi di personalità, i disturbi correlati all'abuso di sostanze, il disturbo d'ansia generalizzato e le fobie. L'associazione fra questi disturbi e i sintomi cronici causa un aumento dell'incidenza di problemi coniugali, lavorativi e sociali.

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