5 novembre 2007

Il Disturbo Evitante di Personalità

I soggetti con disturbo evitante di personalità mostrano un'estrema sensibilità al rifiuto, che può indurli a una vita socialmente ritirata. Sebbene schivi, non sono asociali e mostrano un grande desiderio di compagnia; hanno bisogno di non comuni garanzie di accettazione acritica. Tali persone sono comunemente considerate affette da un complesso di inferiorità. (L'ICD-10 usa il termine disturbo di personalità ansioso.) II disturbo evitante di personalità è comune, avendo una prevalenza dell'1-10%.
(Leggi anche la pagina del sito sui Disturbi di Personalità)


Nel colloquio clinico, l'aspetto più evidente è l'ansia del paziente relativa al colloquio stesso. Il nervosismo e la tensione del soggetto sembrano crescere e calare in parallelo alla sua percezione di piacere o meno all'intervistatore. L'individuo sembra vulnerabile ai commenti e ai consigli dell'intervistatore e può considerare un chiarimento o un'interpretazione come una critica.

L'ipersensibilità al rifiuto da parte degli altri è la caratteristiche clinica centrale del disturbo evitante di personalità. I soggetti affetti desiderano il calore e la sicurezza della compagnia umana, ma giustificano la reticenza a formare relazioni con il timore del rifiuto. Quando conversano con qualcuno, esprimono incertezza e mancanza di fiducia in se stessi e possono parlare di sé con eccessiva modestia. Hanno paura di parlare in pubblico o di fare domande agli altri, perché sono particolarmente attenti al rifiuto. Tendono a interpretare erroneamente i commenti delle altre persone come denigratori o derisori. Il rifiuto di qualche richiesta li spinge a isolarsi dagli altri e a sentirsi feriti.

Nella sfera lavorativa, i pazienti con disturbo evitante di personalità spesso si impiegano in attività subordinate. Raramente conseguono un buon avanzamento personale o esercitano molta autorità: al contrario, al lavoro possono sembrare semplicemente schivi e desiderosi di piacere. Le persone con il disturbo in genere non desiderano entrare in relazione con gli altri, a meno che non ottengano una garanzia insolitamente forte di accettazione acritica. Di conseguenza, spesso non hanno amici stretti o confidenti.

Per quanto riguarda la diagnosi differenziale del disturbo evitante, i pazienti con disturbo evitante di personalità desiderano le interazioni sociali, a differenza di quelli con disturbo schizoide di personalità, che vogliono stare da soli. Gli individui con disturbo evitante di personalità non sono esigenti, irritabili o imprevedibili come quelli con disturbo borderline o istrionico di personalità. Si presume che il soggetto con disturbo dipendente di personalità (vedi il relativo post) abbia una maggior paura di essere abbandonato o non amato di quello con disturbo evitante di personalità; tuttavia, il quadro clinico può essere indistinguibile.

A proposito di decorso e prognosi della condizione di malattia, molti pazienti con disturbo evitante di personalità possono presentare un discreto funzionamento, a patto che siano in un ambiente protetto. Alcuni si sposano, hanno figli e vivono la loro vita circondati dai soli familiari. Se il loro sistema di sostegno fallisce, tuttavia, sono soggetti a depressione, ansia e collera. L'evitamento fobico è frequente e i pazienti con disturbo evitante di personalità possono riferire storie di fobia sociale o avere episodi di fobia sociale durante il decorso della loro malattia.

Psicoterapia: il trattamento psicoterapeutico dipende dal costituirsi di un'alleanza con il paziente. Con lo svilupparsi della fiducia, il terapista trasmette un atteggiamento di accettazione nei confronti delle paure del paziente, soprattutto quella del rifiuto. Il terapista infine lo incoraggia a entrare nel mondo e assumere quelli che percepisce come i grandi di rischi dell'umiliazione, del rifiuto e del fallimento. Tuttavia, il terapista dovrebbe essere cauto nel consigliargli di mettere in atto nuove capacità sociali al di fuori della terapia, perché il fallimento può rinforzare la già scarsa autostima. La terapia di gruppo può aiutare i soggetti a capire gli effetti che la loro sensibilità al rifiuto ha su di loro e sugli altri.

vedi anche il post sulla diagnosi differenziale del disturbo evitante di personalità.

Nessun commento: