20 ottobre 2007

Antidepressivi e ansiolitici durante l'allattamento

Note sulla farmacoterapia antidepressiva ed ansiolitica durante il periodo dell'allattamento. Gran parte delle richieste di chiarimenti in merito a 'farmaci ed allattamento' riguarda la classe degli psicofarmaci, che in generale si costituiscono anche tra i farmaci di maggior consumo nella popolazione italiana.
(Leggi anche la pagina del sito su: depressione in gravidanza e nel puerperio)

I dubbi più frequenti relativi agli psicofarmaci riguardano la paroxetina.
Il fatto che la frequenza di richieste sulla sicurezza d’uso di antidepressivi e benzodiazepine nella popolazione sia rilevante attiene comunque, con maggior probabilità, al fatto che nel post-parto le donne sono più esposte al rischio di un evento depressivo.
La paroxetina, dunque, è l’antidepressivo più prescritto alle donne in età fertile nonostante si tratti di un farmaco di seconda scelta sia al termine della gravidanza, a causa del rischio di sindrome di astinenza nel neonato al parto, che durante l’allattamento a cui dovrebbe essere preferita la sertralina.

I quesiti sugli antidepressivi si accompagnano inoltre frequentemente alla richiesta di informazioni sulle benzodiazepine. La prescrizione di benzodiazepine si è mostrata efficace all’inizio di una terapia antidepressiva nel ridurre il rischio di abbandono del trattamento nelle prime settimane, ma perde la sua efficacia, e può aumentare il rischio di dipendenza, dopo 6-8 settimane. Nella maggioranza dei casi, però, le benzodiazepine non vengono utilizzate solo nelle prime settimane a sostegno della prescrizione antidepressiva, ma sono parte della terapia cronica.

Un esempio clinico: Una donna che ha un bambino di 5 mesi deve assumere paroxetina 20 mg/die e alprazolam 1mg x2/die.
Lo specialista le ha suggerito di interrompere l’allattamento e lei ha già iniziato a ridurre la frequenzadelle poppate giornaliere.
È necessario interrompere completamente l’allattamento al seno?

I dati disponibili indicano che la paroxetina passa nellatte in basse quantità. Si stima, infatti, che il neonato assuma dallo 0,1% al 5,5% della dose assunta dalla madre, una quantità inferiore al limite di rischio che corrisponde al 10%. Inoltre, non sono stati rilevati particolari effetti collaterali nei neonati esposti al farmaco attraverso il latte materno. Questo farmaco è da considerasi compatibile con l’allattamento al seno, valutando con lo specialista l’assunzione del minimo dosaggio efficace.
Gli studi invece sull’alprazolam sono scarsi. Tuttavia, quelli disponibili indicano che la
sostanza passa nel latte in basse quantità: il neonato, infatti, riceve attraverso il latte l’1,3% della dose materna. L’allattamento al seno è considerato compatibile per terapie di breve durata (fino ad un massimo di 7 giorni) mentre sono sconsigliate terapie prolungate, in quanto il farmaco può accumularsi nell’organismo del neonato e aumentare il rischio di effetti avversi.
Poiché è segnalato un caso di sedazione eccessiva in un neonato allattato al seno si consiglia di osservare attentamente il lattante per questo sintomo.
In conclusione il latte materno è considerato l’alimento completo e sufficiente almeno fino ai sei mesi di vita del neonato. Si concorda sul fatto che sarebbe preferibile intraprendere una terapia che comporti l’assunzione di uno solo dei due farmaci e che, tra i due considerati, la prima scelta dovrebbe ricadere sulla paroxetina. Si raccomanda, comunque, di valutare questa possibilità con lo psichiatra e, solo con il suo accordo, interrompere/ridurre l’assunzione di alprazolam.

Fonte:Giornale italiano di Farmacia clinica, 19, 1, 2005
Farmaci e allattamento al seno: il ruolo di un Centro di Informazione
sul farmaco , B. Schiavetti1, A. Clavenna, M. Bonati

Antidepressivi Triciclici: diversi studi indicano che, sebbene questi farmaci passino nel latte, finora non sono stati segnalati casi di alterazioni comportamentali o di sviluppo nei bambini le cui madri erano in trattamento.Non sono però state realizzate osservazioni di durata superiore agli otto mesi. In letteratura è riportato un caso, in un neonato, di depressione respiratoria indotta da doxepina, il cui impiego dovrebbe pertanto essere evitato, almeno finché non saranno disponibili altri dati da nuovi studi.

Antidepressivi Serotoninergici: anche questi farmaci passano nel latte, e talvolta, specie nei bambini più piccoli, possono raggiungere livelli plasmatici rilevabili, apparentemente senza causare sintomi. In letteratura è riportato il caso di un neonato che ha manifestato vomito, diarrea, diminuzione del tempo di sonno e aumento del tempo di pianto mentre la madre assumeva sertralina.

Benzodiazepine: nonostante la larga diffusione d'impiego di questa categoria di farmaci, esistono pochi studi sugli effetti del loro passaggio nel latte materno. Ci sono comunque in letteratura segnalazioni di casi di sedazione o perdita di peso nel bambino con l'impiego di diazepam da parte della madre che allattava, ma sintomi rilevanti, come ipotonia e letargia, sono stati rilevati anche con l'impiego di clonazepam, e in qualche caso si è osservata una sindrome da astinenza interrompendo l'allattamento. Uno studio clinico su dieci neonati le cui madri assumevano temazepam sembra indicare che questa benzodiazepina può essere preferibile, perché non provoca sintomi rilevabili a carico del bambino. In ogni caso vale sempre la regola di prescrivere il farmaco solo quando strettamente necessario, alle dosi minori possibili e per brevi periodi. Per evitare la sindrome da astinenza, il dosaggio va sempre ridotto progressivamente.

leggi anche il post su :
gravidanza e farmaci antidepressivi
depressione nel post-partum

francesco giubbolini - psichiatra - siena

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