20 luglio 2007

Timidezza e fobia sociale (FS)

La distinzione tra ansia sociale fisiologica e patologica rappresenta un pro­blema complesso di difficile soluzione ed anche i rapporti tra Fobia Sociale (FS) e timidezza non sono chiari; è verosimile che esista un certo grado di sovrapposizione e la possibilità che i vari termini descrivano diverse gradazioni della medesi­ma condizione.

Barlow, a questo proposito, afferma che: «Le difficoltà di performance in una determinata situazione non hanno niente a che vedere con la timidezza o con le difficoltà generali di socializzazione». Allo stesso modo, Marks ha osservato che le casistiche cliniche dei fobici sociali sono composte sia da individui i cui sintomi sono relativamente "puri" ed isolati, che da pazienti con vari gradi di difficoltà di socializzazione.

Nel DSM è implicita l'idea che questi problemi siano relativamente indipendenti tra loro, anche se parzialmente sovrapposti.

La prevalenza della FS nella popolazione generale oscilla dal 2% al l3%, mentre la timidezza appare di gran lunga più comune. Il dato più interessante appare tuttavia quello relativo al fatto che, in almeno il 30% dei soggetti, la timidezza comporta un certo grado di sofferenza soggettiva e di disadattamento sociale, interpersonale e lavorativo.

Questa osservazione pone da un lato il pro­blema delle difficoltà di delimitazione diagnostica della Fobia, dall'altro quello della validità degli attuali dati epidemiologici. Infatti, è verosimile che l'entità delle condotte evitanti e fobico-sociali sia sottostimata dalle interviste fondate esclusivamente sull'esplorazione della paura e dell'evitamento in un numero limitato di situazioni specifiche.

Comportamenti evitanti più sfumati tendono infatti a sfuggire ad una corretta individuazione, in quanto spesso non sono vis­suti come patologici, ma sopportati, sia dal paziente che dalle persone che lo circondano, mediante un adattamento dello stile di vita.

Alcuni elementi sembrano distinguere la timidezza dalla FS. Quest'ultima è caratterizzata da una maggiore interferenza sull'adattamento sociale ed appare come una condizione cronica, meno suscettibile di remissioni nel tempo. Inol­tre, i fobici sociali tendono ad avere più condotte di evitamento.

l dati epide­miologici e clinici suggeriscono che non tutte le persone timide possono essere definite fobiche sociali e viceversa non è chiaro se tutti i fobici sociali possano essere considerati timidi; nell'esperienza clinica, infatti, alcuni pazienti con FS non lamentano disagio interpersonale al di fuori delle situazioni specifiche temute.

Ad esempio, alcuni pazienti mostrano condotte fobiche nell'interazio­ne con individui dell'altro sesso, mentre sono completamente a loro agio al di fuori di questo contesto.

Queste osservazioni sembrano indicare la non com­pleta sovrapposizione tra FS e timidezza. Quest'ultima non sembra essere una condizione sufficiente per l'instaurarsi della FS ma potrebbe rappresentare un attributo temperamentale in grado di sottendere una maggiore suscettibilità a varie manifestazioni depressive e fobico-ansiose in situazioni di stress.

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