28 luglio 2007

Conoscenza e relazione


ierisera, fino a tardi, a leggere questo blog e questi commenti. devono essere state le due. tante voci, e talmente tante cose, e talora così intense, che non riuscivo a staccarmi, e stamani ancora ho sonno.

mi inserisco con un pensiero, non è niente di originale, ma non aveva nemmeno la pretesa di esserlo.

ma so per esperienza che una voce è doverosa, anche nella sua semplicità, laddove l'occasione è quella di una relazione: non si può e non si deve tacere.

L'affermazione è quella relativa al fatto che non vi può essere conoscenza se non vi è relazione.

Affermazione giusta e persino doverosa: non basta studiare, non è sufficiente - ed anzi è persino dannoso - chiudersi in un luogo perchè in quel luogo vi è la conoscenza.
Al limite, si può dire la stessa medesima cosa a proposito di quei luoghi, qualunque essi siano, nei quali si dice essere possibili - e solo ed esclusivamente lì - la conoscenza e le relazioni.

Perchè luoghi esclusivi non esistono, nè debbono esistere.

Si fraintende quindi - o si altera - il senso di una affermazione giusta laddove si afferma, esplicitamente o meno, che vi debba essere specificamente quella relazione, e che al di fuori di quella specifica relazione la ricerca non sia possibile.

Paradosso della ricerca obbligata, dell'unicità del possibile, dell'amore imbrigliato nel dovere.

E stupidità di chi ritiene - invece - che l'idea debba esser fatta morire di fronte all'esistenza di coloro che, per il loro modo d'essere e di sentire, nella prassi quotidiana disconfermano costantemente ciò che pure affermano.

E' stato un piacere leggere, ierisera, sino a tardi.

Non ho fatto in tempo - o non ce l'ho fatta proprio - a leggere tutto.

Ma vedo che stamani è tutto ancora qui, e che di tempo ce n'è ancora.

Grazie a tutti.

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