30 luglio 2007

Teorie e trasformazioni

L'esperienza personale si dissolve (muore) e da questa dissoluzione nasce qualcosa di nuovo e di diverso.


"... Nell'amore la dissoluzione dèll'io nell'amato è contemporaneamente la più forte affermazione di sé, è una nuo­va vita dell'io nella persona dell'amato. Se l'amore non c'è la rappresenta­zione di una trasformazione dell'individuo sotto l'influsso di un potere estraneo, come nell'atto sessuale, è allora una rappresentazione di annienta­mento o di morte".

l'io stesso del­l'uomo ha la capacità di indifferenziarsi nell'altro e se esiste una dimensione di vitalità dell'io questa conduce ad una più intensa affermazione di sé.

...percorriamo a ritroso quella strada che, dall'originaria indifferenziazione ("noi") ci ha condotto all"`io".

L'istinto di vita, che ci costituisce in origine come "io", si completa con l'istinto di morte che riconducendoci al "noi" rende le nostre rappresen­tazioni condivisibili e rende possibile, contemporaneamente, l'affermazione più vera dell'io di ciascuno di noi.

dunque ... nessuna trasformazione è possibile senza un annientamento dello stato preceden­te: e tale annientamento è operato dall'istinto di morte il quale si configura, qualora sia unito ad una dimensione di vitalità, come dimensione evolutiva e trasformativa dell'uomo.

(Sabine Spielrein, La distruzione come causa della nascita, 1912)

28 luglio 2007

Seduzioni e cure

Un tentativo di seduzione. Oppure un tentativo di cura. Chissà. Interpretazioni, ha da farle chi cura. Non chi è curato. Che, nell'interpretare, quasi sempre sbaglia.


era tra settembre ed ottobre 2006:
prima il sogno:

Vecchi satiri che si avvicinano, malintenzionati.

Rigidità che si riaffacciano, prepotentemente.
Insensibilità che 'si fanno sentire'. Da tempo.

Non mi chiedo più che idea si possano fare altri di me.
Cosa gli sembri.
Che pensino.

Ma l'idea è questa: se sei capace d'amare è meglio. Per te.
Magari sarà anche rischioso.
Ma altre vie non ne conosco.

l'interpretazione:

L'intuizione della morbidezza oltre la rigidità.
L'immagine del desiderio al di là dell'evidenza.

La scoperta di sé. E un lavoro ancora tutto da fare.

Conoscenza e relazione


ierisera, fino a tardi, a leggere questo blog e questi commenti. devono essere state le due. tante voci, e talmente tante cose, e talora così intense, che non riuscivo a staccarmi, e stamani ancora ho sonno.

mi inserisco con un pensiero, non è niente di originale, ma non aveva nemmeno la pretesa di esserlo.

ma so per esperienza che una voce è doverosa, anche nella sua semplicità, laddove l'occasione è quella di una relazione: non si può e non si deve tacere.

L'affermazione è quella relativa al fatto che non vi può essere conoscenza se non vi è relazione.

Affermazione giusta e persino doverosa: non basta studiare, non è sufficiente - ed anzi è persino dannoso - chiudersi in un luogo perchè in quel luogo vi è la conoscenza.
Al limite, si può dire la stessa medesima cosa a proposito di quei luoghi, qualunque essi siano, nei quali si dice essere possibili - e solo ed esclusivamente lì - la conoscenza e le relazioni.

Perchè luoghi esclusivi non esistono, nè debbono esistere.

Si fraintende quindi - o si altera - il senso di una affermazione giusta laddove si afferma, esplicitamente o meno, che vi debba essere specificamente quella relazione, e che al di fuori di quella specifica relazione la ricerca non sia possibile.

Paradosso della ricerca obbligata, dell'unicità del possibile, dell'amore imbrigliato nel dovere.

E stupidità di chi ritiene - invece - che l'idea debba esser fatta morire di fronte all'esistenza di coloro che, per il loro modo d'essere e di sentire, nella prassi quotidiana disconfermano costantemente ciò che pure affermano.

E' stato un piacere leggere, ierisera, sino a tardi.

Non ho fatto in tempo - o non ce l'ho fatta proprio - a leggere tutto.

Ma vedo che stamani è tutto ancora qui, e che di tempo ce n'è ancora.

Grazie a tutti.

27 luglio 2007

L'ansia come sintomo

In psichiatria si è soliti usare il termine ansia per denotare uno stato affettivo per così dire puro. Di tutti i disturbi mentali, i disturbi d'ansia (in passato definiti come nevrosi d'ansia) sono probabilmente i più comuni. Nella valutazione di pazienti affetti da ansia, i clinici devono ancora distinguere fra tipi normali e patologici di ansia.

Dal punto di vista pratico, l'ansia patologica si differenzia da quella normale attraverso l'accertamento, da parte dei soggetti, delle loro famiglie, degli amici e del medico, della reale presenza di un'ansia patologica. Tali valutazioni si basano sulle condizioni interne riferite dai pazienti, sui loro comportamenti e sulle loro capacità di funzionare. Un individuo con ansia patologica richiede una valutazione neuropsichiatrica completa e un piano di trattamento specificatamente individualizzato. Il medico deve essere consapevole del fatto che l'ansia può essere una componente di molte condizioni mediche e di altri disturbi mentali, soprattutto disturbi depressivi.

Poiché comunuqe evidentemente è a vantaggio di ciascuno rispondere con ansia in certe situazioni minacciose, si può parlare di ansia normale in contrasto con un'ansia anormale o patologica. L'ansia si accompagna infatti normalmente alla crescita, al cambiamento, all'esperienza di qualcosa di nuovo e di mai provato, alla ricerca della propria identità e scopo nella vita. Al contrario l'ansia patologica è una risposta inappropriata a un determinato stimolo in virtù o della sua intensità o della sua durata.

Quando è patologica l'ansia è conside­rata, dal punto di vista psichiatrico, come un sin­tomo e non come una malattia a sé, pertanto può essere presente in qualsiasi malattia psichiatrica o organica, spesso come segno prodromico.

La sensazione di ansia (anche relativamente a quella che si definisce ansia normale) viene avvertita praticamente da ogni essere umano. La sensazione è caratterizzata da un senso diffuso, spiacevole e vago di apprensione, spesso accompagnato da sintomi autonomici come cefalea, sudorazione, palpitazioni, costrizione toracica e blando mal di stomaco. Una persona ansiosa può anche sentirsi irrequieta, come indica l'incapacità a stare seduta o in piedi ferma per un certo tempo. La particolare costellazione di sintomi presenti durante l'ansia tende a variare da individuo a individuo.

I disturbi d'ansia invece (l'ansia patologica) costituiscono uno dei gruppi più comuni dei disturbi psichiatrici. Si può affermare che un individuo su quattro soddisfa i criteri diagnostici per almeno un disturbo d'ansia; Le donne presentano una probabilità maggiore di avere un disturbo d'ansia rispetto agli uomini. In am­bito psichiatrico si è soliti distinguere quella che si definisce nevrosi d'ansia, un quadro psicopato­logico di base che può talora recedere spontaneamente o evolvere in quadri più strutturati come la nevrosi fobica, l'ipocondria, la depressione, o arricchirsi di disturbi psicosomatici.

I soggetti affetti da disturbo d'ansia vivono in una condizione penosa di incertezza, di di­pendenza dagli altri, dominati da un bisogno conti­nuo di rassicurazioni con tratti di prepotenza dovuti agli aspetti immaturi della loro personalità. L'evolvere della nevrosi d'ansia dipende spesso da fattori esterni il cui carattere favorevole o sfavore­vole condiziona decorso e gravità del quadro clinico.

Il riscontro di un significativo disturbo d'ansia suggerisce la necessità di un accertamento pspecialistico volto a definire le caratteristiche e le cause del disturbo ansioso; preliminare dunque a qualsivoglia intervento di cura è la necessità di una accurata diagnosi (vedi il post sulla diagnosi differenziale dei disturbi d'ansia).

ultima modifica 13 agosto 2008

26 luglio 2007

Liberamente (tratto)


Liberare la teoria della nascita dalla sua incontrovertibilità.

Prenderne gli aspetti positivi che potrebbero anche essere presi a prestito da altre teorie o confrontarsi...

Senza dogmi, ad occhi aperti e senza fanatismo indicare ... una via per la felicità, la serenità, l'accettazione, la presenza, il perdono, l'amore, la libertà.

...l'idea di "liberare" la teoria della nascita, di buttarla nel mare per vedere se nuota, perchè se continua a sguazzare nel laghetto, ben poco se ne può dire.

Suggeruire la necessità della nascita, per ciascuno di noi.

L'occasione di iniziare a nuotare in un mare aperto e non in un lago e nemmeno in un cassetto.

24 luglio 2007

Ossessioni e compulsioni

I sintomi ossessivo-compulsivi possono trovarsi in quasi ogni situazione, coesistono con la maggior parte dei sintomi psichiatrici e si trovano, in forma lieve, in molte persone. Quando i sintomi fobici e ossessivo compulsivi dominano il quadro clinico e diventano un handicap per chi ne soffre, allora si caratterizzano come Disturbo Ossessivo Compulsivo.



Il DOC (OCD), chiamato anche sindrome ossessivo-compulsiva, conosciuto e definito sino ad alcuni anni or sono come "nevrosi ossessivo-compulsiva" o semplicemente come "nevrosi ossessiva" è un disordine di natura psichiatrica che si struttura sulla base di un substrato di ansia.

Si manifesta in una gran varietà di forme, ma è principalmente caratterizzato da pensieri ossessivi associati a compulsioni (cioè ad azioni particolari, come anche rituali da eseguire) il cui significato è quello di tentare di neutralizzare l'ossessione e la tensione che dalle ossessioni deriva.

Le quattro sindromi fobiche principali sono l' agorafobia, la fobia sociale (vedi i relativi post), la fobia specifica, la fobia delle malattie.

Il disturbo, pur differenziandosi dalla fobia, per molti aspetti si sovrappone a questa. La forma più comune di DOC è quella che comprende sia i rituali compulsivi che i pensieri ossessivi.

Le caratteristiche essenziali del disturbo sono dunque pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.

Almeno l'80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, mentre soltanto meno del 20% ha esclusivamente ossessioni oppure esclusivamente compulsioni.

Le ossessioni sono avvertite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate (ciò nonostante permangono stabilmente e possono occupare quasi costantemente e quasi totalmente la produzione mentale di chi ne è affetto).

Tra le ossessioni possiamo distinguere:

Ossessioni di contaminazione: la paura dello sporco, o dei batteri e delle infezioni. Paura di ammalarsi e di essere contaminati, oppure di contaminare gli altri. Infine, paura o disgusto nei confronti di rifiuti.
Ossessioni di simmetria e ordine: dubbi costanti sulla disposizione di oggetti, su come fare una cosa o dove passare per andare in un posto. Bisogno di ricordare continuamente una frase, poesia, canzone, parola o altro. Immagini, suoni, parole, musica che vengono in mente e non se ne vanno più via.
Ossessioni di aggressività: paura di far del male ad altre persone. Paura di far del male a se stessi. Paura di dire oscenità o insulti. Paura di aver causato involontariamente qualche disgrazia.
Ossessioni sessuali e religiose: in genere, paura di impulsi sessuali proibiti, perversi o violenti. Paura di impulsi sessuali nei confronti di bambini. Paura di impulsi di tipo omosessuale.

Le compulsioni (che vengono anche definite rituali, o cerimoniali) sono invece comportamenti ripetitivi (come ad esempio il lavarsi le mani) o azioni mentali (contare, ripetere mentalmente) messi in atto per cercare di ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi ossessivi: costituiscono, cioè, un tentativo di riduzione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia.

Clinicamente, si distingue il Disturbo Ossessivo Compulsivo propriamente detto dal Disturbo di Personalità Ossessivo Compulsiva (vedi).

Per quanto riguarda la terapia, si veda il relativo post.

Vedi anche la pagina del sito relativa a ossessioni e compulsioni.

francesco giubbolini, psichiatra, siena
fgiubbolini@gmail.com

20 luglio 2007

Timidezza e fobia sociale (FS)

La distinzione tra ansia sociale fisiologica e patologica rappresenta un pro­blema complesso di difficile soluzione ed anche i rapporti tra Fobia Sociale (FS) e timidezza non sono chiari; è verosimile che esista un certo grado di sovrapposizione e la possibilità che i vari termini descrivano diverse gradazioni della medesi­ma condizione.

Barlow, a questo proposito, afferma che: «Le difficoltà di performance in una determinata situazione non hanno niente a che vedere con la timidezza o con le difficoltà generali di socializzazione». Allo stesso modo, Marks ha osservato che le casistiche cliniche dei fobici sociali sono composte sia da individui i cui sintomi sono relativamente "puri" ed isolati, che da pazienti con vari gradi di difficoltà di socializzazione.

Nel DSM è implicita l'idea che questi problemi siano relativamente indipendenti tra loro, anche se parzialmente sovrapposti.

La prevalenza della FS nella popolazione generale oscilla dal 2% al l3%, mentre la timidezza appare di gran lunga più comune. Il dato più interessante appare tuttavia quello relativo al fatto che, in almeno il 30% dei soggetti, la timidezza comporta un certo grado di sofferenza soggettiva e di disadattamento sociale, interpersonale e lavorativo.

Questa osservazione pone da un lato il pro­blema delle difficoltà di delimitazione diagnostica della Fobia, dall'altro quello della validità degli attuali dati epidemiologici. Infatti, è verosimile che l'entità delle condotte evitanti e fobico-sociali sia sottostimata dalle interviste fondate esclusivamente sull'esplorazione della paura e dell'evitamento in un numero limitato di situazioni specifiche.

Comportamenti evitanti più sfumati tendono infatti a sfuggire ad una corretta individuazione, in quanto spesso non sono vis­suti come patologici, ma sopportati, sia dal paziente che dalle persone che lo circondano, mediante un adattamento dello stile di vita.

Alcuni elementi sembrano distinguere la timidezza dalla FS. Quest'ultima è caratterizzata da una maggiore interferenza sull'adattamento sociale ed appare come una condizione cronica, meno suscettibile di remissioni nel tempo. Inol­tre, i fobici sociali tendono ad avere più condotte di evitamento.

l dati epide­miologici e clinici suggeriscono che non tutte le persone timide possono essere definite fobiche sociali e viceversa non è chiaro se tutti i fobici sociali possano essere considerati timidi; nell'esperienza clinica, infatti, alcuni pazienti con FS non lamentano disagio interpersonale al di fuori delle situazioni specifiche temute.

Ad esempio, alcuni pazienti mostrano condotte fobiche nell'interazio­ne con individui dell'altro sesso, mentre sono completamente a loro agio al di fuori di questo contesto.

Queste osservazioni sembrano indicare la non com­pleta sovrapposizione tra FS e timidezza. Quest'ultima non sembra essere una condizione sufficiente per l'instaurarsi della FS ma potrebbe rappresentare un attributo temperamentale in grado di sottendere una maggiore suscettibilità a varie manifestazioni depressive e fobico-ansiose in situazioni di stress.

Anche un attimo


non provare attaccamento per un'emozione cosi bella. .. sia che duri un giorno, una settimana, un mese, un anno ... solo per averla provata. .. potrebbe finire oggi e andrebbe bene lo stesso

Così


è cosi forte così bello cosi intenso, cosi non cercato, così all'improvviso, così inaspettato, così travolgente che non è possibile tirarsi indietro

19 luglio 2007

Ansia sociale

La fobia sociale è una condizione caratterizzata dalla paura e dall'evitamento di situa­zioni nelle quali l'individuo si sente esposto al giudizio degli altri, per il timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire ridicolo ed incapace o di comportarsi in modo goffo, inopportuno ed umiliante.


Così definito, il disturbo è relativa­mente comune, ha generalmente un decorso cronico, talora invalidante, e si associa frequentemente a complicanze quali depressione, abuso di alcol e condotte suicidarie.

La Fobia Sociale (FS) specifica o circoscritta si limita ad una o due situazioni isolate, che in genere riguardano performance o comportamenti eseguiti mentre osservati; tipici esempi di questa condizio­ne sono la paura di scrivere davanti agli altri o il timore di parlare in maniera formale di fronte ad un pubblico.

Nel DSM-III-R, sulla base delle prime osservazioni empiriche e dei dati della ricerca clinica ed epidemiologica, la definizione della FS è stata rivedu­ta ed ampliata ed è stato introdotto il sottotipo Generalizzato, che prevede la presenza di ansia ed evitamento nella maggior parte delle situazioni e dei contesti sociali

Criteri diagnostici del DSM-IV:

1 - Paura marcata e persistente dì una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L'individuo teme di agire (o di mostrare sintomi d'ansia) in modo umiliante o imbarazzante.

2 - L'esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l'ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile ad essa.

3 - La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.

4 - Le situazioni temute sociali o prestazionali sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.

5 - L'evìtamento, l'ansia anticìpatoria, o il disagio nella/e situazione/i sociale o pre­stazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni socia­li, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.

link: terapia della fobia sociale

ultima modifica: ottobre 2008

18 luglio 2007

Un'unica immagine


E i nostri sguardi si sono incontrati
in un'unica immagine
ed è stato come vivere un'altra vita
che non è la sua
nè la mia,
ma qualcosa di nuovo

Graffiti



"...Vivo come se dovessi morire domani,
penso al domani come se non dovessi morire mai..."

(Scritta anonima, su un muro)

Ansia e disturbi correlati

Leggi nel sito: ansia normale e patologica





I disturbi d'ansia conosciuti e diagnosticabili sono i seguenti:

Fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc.)
Disturbo di panico e agorafobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga) , Disturbo ossessivo-compulsivo , Fobia sociale , Disturbo d'ansia generalizzata(leggi i relativi post); leggi anche il post sulla diagnosi dei disturbi d'ansia.

Infine, il Disturbo da stress acuto o post-traumatico da stress .

17 luglio 2007

Last tango in Paris

Si fa così: si ficcano gli occhi dentro il passato e si aspetta quali immagini affiorano.
E' un gioco.
bello e pericoloso.
E' un vizio.
Non ci libera mai.
Ficco gli occhi dentro il buio degli anni e vengono fuori un uomo e una donna , in un appartamento vuoto, a Parigi.


In un appartamento spoglio di Parigi (spoglio come l'anima dei protagonisti), decidono di incontrarsi due persone per fare l'amore, e decidono di non dirsi nulla l'uno dell'altra. Fanno, quindi, parlare solo i loro corpi, le loro sensazioni e mettono in atto il vero atto più comunicativo che ci sia, ovvero il sesso.


According to 'Maria Schneider' , the famous "butter scene" was never in the script and improvised at the last minute by Marlon Brando and Bernardo Bertolucci without consulting her. Though the sodomy act was faked, her real tears in the film clearly testify her state of shock.


opera struggente sul tema della solitudine dell'uomo, imprigionato nella dolorosa condizione di monade. Il corpo appena segnato dal decadimento di Brando e quello morbido e sensuale della Schneider sono perfetti ...

11 luglio 2007

Le psicoterapie della depressione

La depressione, un disturbo comune dello specchio psichiatrico, può presen­tarsi in un'ampia gamma di sfumature, che vanno da conclamate variazioni bifasiche del tono dell'umore ad una blanda forma di disforia.


Gli approcci psicoterapeutici che vengono attualmente adottati per questo gruppo etero­geneo di disturbi sono tre: quello psicodinamico, comprendente anche le psi­coterapie brevi di recente introduzione; quello cognitivo-comportamentale e quello interpersonale; tutti possono essere impiegati con o senza l'aggiunta di farmaci antidepressivi.

Gli approcci psicoterapici della depressione vengono, in numerosi studi, ritenuti maggiormente efficaci rispetto alla terapia farmacologica. Possono essere confrontati tra loro sulla base di diverse dimensioni teoriche e tecniche e in termini di vantaggi e limiti. Sono da rilevare anche alcuni limiti della ricerca sull'efficacia delle attuali psicoterapie, inclusa la scarsa generalizzabilità alla pratica clinica e la scarsità di studi sul trattamento di mantenimento e sul follow-up.

Le attuali ricerche sull'efficacia indicano che ciascuno dei tre principali interventi psicoterapeutici per il trattamento dell'ampio spettro dei disturbi depressivi può essere valido, da solo o in combinazione con i farmaci anti­depressivi. Confronti sistematici tra questi approcci evidenziano che ciascuna modalità differisce dalle altre in termini di cornice teorica, scopi e tecni­che.

Tutti hanno elementi in comune, come una relazione umana positiva condi­visa da tutte le psicoterapie, e tutti possono essere complementari a vicenda nel proprio modus operandi di base e nei fattori fondamentali di cambiamen­to.

La ricerca futura dovrà rivolgersi a determinare quale modalità, o quali aspetti di una particolare modalità o combinazione di modalità, siano più indicati per sottogruppi specifici di pazienti depressi.
Per estrapolazione dagli elementi terapeutici di tutti gli approcci disponibili, dovrebbe essere possibile fornire una presa in carico ottimale di questo ete­rogeneo disturbo.

vedi anche il post sulla psicoterapia dinamica della depressione

10 luglio 2007

Depressione: psicoterapia e psicofarmaci

Da numerosi anni è noto e generalmente riconosciuto, a proposito della cura della depressione, che la psicoterapia risulta essere nettamente superiore ai farmaci.


Il 58% dei pazienti trattati solo con psicoterapia mostra un risultato positivo, contro il 46% di quelli trattati solo con farmaci, e la percentuale dei successi sale al 64% se la psicoterapia è combinata a farmaci. E' questo ultimo aspetto, quello relativo alla terapia combinata farmaci - psicoterapia, che è utile sottolineare.

Un approccio integrato, che prevede l'associazione di psicoterapia e farmacoterapia, è oggi infatti sempre più diffuso nella pratica psichiatrica, mentre si accumulano i dati che indicano come per molte condizioni il trattamento combinato risulti più efficace di ciascuna delle due modalità terapeutiche usate singolarmente (Gabbard, 2001). Entrambi i tipi di trattamento influenzano il funzionamento del cervello, e in questo senso sono entrambi da considerarsi come trattamenti "biologici".

Sotto questo punto di vista, un intervento terapeutico che consideri come esclusivo l'approccio farmacologico è da considerare sempre inadeguato; viceversa presumibilmente in una notevole percentuali di casi di qulle variegate condizioni che si definiscono genericamente come 'depressione' il trattamento psicoterapico può essere considerato il trattamento di prima scelta. (vedi la pagina sulla psicoterapia dinamica della depressione)

*****

La maggiore efficacia di un trattamento integrato rispetto a una terapia soltanto farmacologíca è confermata anche dai dati riportati da uno studio randomizzato successivo condotto in Svizzera nel 2002, che ha diviso 74 pazienti ambulatoriali con depressione maggiore in due gruppi di trattamento: clomipramina o clomípramína più psicoterapia psicodinamica per un periodo di dieci settimane. Oltre al farmaco i pazienti del primo gruppo ricevevano un'assistenza supportiva paragonabile, a livello quantitativo, agli interventi di psicoterapia strutturata ricevuti dai soggetti appartenenti al secondo gruppo. Lo studio ha trovato che dopo dieci settimane entrambi i tipi di trattamento avevano effetti positivi; il trattamento combinato era però associato a tassi di insuccesso terapeutico e di ospedalízzazione inferiori, e risultava più efficace in termini di miglioramento dell'adattamento lavorativo e del funzionamento globale.

Vedi anche: Fava, G. A., "La ricerca in psicoterapia: storia, principali gruppi di lavoro, stato attuale degli studi sul risultato e sul processo". Rivista Sperimentale di Freniatria, 1996, CXX, 2: 182-238.

8 luglio 2007

Lacrime di pioggia



...e le lacrime sembrano le gocce di un mare che ti sei tenuto dentro, che ha continuato per anni ad infrangere le sue onde contro le spiagge...

Violenze

Quando sono uscita dallo studio ho pianto davvero "a piovere", come non facevo da anni.
Userò una parola forte, ma quel giorno mi sono sentita come "violentata" dentro...


Luca Ravagnan, Pioggia battente

7 luglio 2007

Ho pianto a piovere

"...Per me la vita è stata brutta ma è stata anche bella...per esempio oggi ... ho visto mia madre sorridere, ho visto un tramonto..."

mi sono svegliato piangendo,e ancora non ho smesso
(la fortuna degli ombrellai)


Toni Schena, Dopo la pioggia, 1969

5 luglio 2007

Evoluzione degli attacchi di panico

Esiti a breve e a lungo termine degli attacchi di panico; molti studi si sono focalizzati sull'esito a lungo termine del DP.

Descrizioni retro­spettive fatte da individui visti in contesti clinici suggeriscono che il decorso della malattia è solitamente cronico, con remissioni e riacutizzazioni, nel caso che non si intervenga dal punto di vista terapeutico.
Alcuni individui possono avere brevi episodi separati da anni di remissione, altri possono avere una sintomatologia grave continua.

Studi specifici di follow-up confermano in generale la cronicità del DP, seb­bene con una grande varietà di possibili esiti (legati, appunto, all'eventualità o meno di una terapia.
In assenza di intervento terapeutico, dopo 5 anni di follow-up, solo il 10-12% dei pazienti è completamente guarito (assenza di sintomi e di trattamento).

L'esito a lungo termine mostra una grande variabilità ed il risultato più comune è quello intermedio di un soggetto che non sta molto male ma non è completamente guarito.

Tra i predittori presi in considerazione, solo la durata del disturbo prima del trattamen­to mostra una stretta relazione con l'esito: i pazienti trattati più precoce­mente sperimentano più frequentemente una guarigione completa o una remissione e riportano meno ricadute.