3 aprile 2007

L'originaria dimensione affettiva


...Dato dunque per scontato questo originario assetto sano di colui che davvero può definirsi analista diamo ugualmente per scontato un analogo originario assetto sano dell’analizzando, il quale ha tuttavia perduto (anche se solo in parte) tale originaria dimensione affettiva per le vicissitudini della propria esistenza.
E’ importante sottolineare che tale perdita è sempre solo parziale: non esiste – io non ho mai visto – persona tanto malata da essere assolutamente indifferente.
E’ che l’affetto residuo di ciascuno è come mascherato, distorto.
Si potrebbe enumerare una quantità infinita di manifestazioni affettive in ognuna delle quali ciò che è più evidente è “quanto manca di affetto, ma in ognuna delle quali è evidente – anche se meno – che comunque di affetto c’è n’è ancora.
Basta pensare ai sintomi. L’esistenza dei quali ci fa dire talora che forse è proprio il sintomo, con la residua valenza affettiva che trasporta, a salvare le persone dall’indifferenza, costringendole a confrontarsi con l’impossibilità dell’indifferenza, che esiste perché esiste quella originaria dimensione di sanità di cui parlavamo.
L’uomo nasce sano; poi, si può ammalare; ma poiché mantiene l’originale, ancestrale memoria della propria originaria dimensione sana non si rassegnerà mai all’incurabilità della propria malattia.
Se è convinto che sanità e malattia non possono che ritrovarsi nel contesto delle relazioni interpersonali allora cercherà qualcuno che lo curi e potrà trovare l’opportunità di guarire.

2 commenti:

Anonymous ha detto...

Credo che senza il presupposto dell'originario assetto sano dell'analizzando il percorso di analisi diventerebbe un percorso di conoscenza senza l'obbiettivo della guarigione
Anna

Anonymous ha detto...

conservo ancora un barlume di memoria ancestrale di quella che posso definire affettività sana,ed è stato proprio questo ricordo che mi ha spinto a capire dove fossi finito..Purtroppo da tempo ho intrapreso un'altra via,distorta, anzichè progredire verso una sana intelligenza affettiva, ne ho intrapresa un'altra,qulla della falsità...è facile sbagliare strada forse più facile che continuare su quella originaria.qualora vi rendiate conto di dove siete finiti
..Capirete quanto sforzo dovrete fare per tornare sui propri passi. L'intelligenza affettiva purtroppo non si acquisice con libri...magari fosse così...e più passa il tempo e più flebile è il ricordo dell'affettività sana..per ora so solo dove mi trovo..Gary